Quest'ombra tricorpore, così vicina agli altri mostri che Dante aveva trasportati nel suo inferno, con quella designazione misteriosa di ombra e con quella precisa determinazione di tricorpore, era singolarmente acconcia a figurare il simbolo che doveva succedere ai centauri e alle arpie e alle cagne, e avere una natura in più sulle due di quelle. È lo stesso processo logico che osservammo in Caco, a cui il poeta aggiunge il serpente, trasportandolo dal primo al secondo cerchietto.[690] Ma Gerione, che egli trovava vicino alle arpie e ai centauri, tre corpi o tre nature le aveva da sè, senza bisogno di altra giunta. E d'altra parte era uno de' vinti da Ercole, come Cerbero e come Caco: da Ercole, che è fatto in più luoghi ombra pagana della sola ed eterna potestà.[691]

E le furie col Gorgon? Le tre formano, col Gorgon in comune, un essere solo triplice o trigemino, e raffigurano certo i tre peccati dei tre cerchietti: malizia con forza, malizia con frode, malizia con tradimento. Il Gorgon è l'indurimento e accecamento che segue ai peggiori peccati; sì che la conversione da essi a Dio è pur così difficile, come Dante mostra con la difficoltà di risalir la rovina della sesta bolgia e di arrampicarsi per i peli di Lucifero, e con la legge, che chi trade come Giuda, cade subito in inferno come Lucifero[692] e ricetta, come Giuda, un diavolo nel suo corpo. Or le tre furie equivalgono al leone e alla lupa, se il leone figura la violenza e la lupa la frode; od alla lupa sola, se è vero che la lupa comprende anche il leone. E mirabilmente equivalgono; perchè nella vista delle due fiere, e specialmente dell'ultima, è un Gorgon che fa disperare. E la lupa respinge l'uomo nel basso loco e nella notte.[693]

Resta Lucifero o Dite, l'antidio, il quale ha tre faccie che rappresentano, quella di mezzo l'amor del male o cupidità che equivale a volontà iniqua, la destra la potestà o possa o virtù o appetito sensitivo, come è, sebben metaphorice, nei diavoli, e la sinistra la sapienza del male, ossia l'intelletto depravato, ossia l'ignoranza. Il che è intuitivo a chi consideri la disposizione della Trinità, quando nel mezzo è l'amore (cioè lo Spirito santo) come nesso.[694] E si conferma con più ragioni. Prima: Cassio è detto membruto. Ragionevole, che la bocca in cui si trova, sia quella della “possa„. Cassio era, come dice il Laneo, “lascivo e incontinente per la quale impotenzia si lassò vincere al peccato, e cadde in tal difetto„. Ragionevole che la faccia, nella cui bocca egli è, sia “della incontinenza„. E invero “quegli è lussurioso che ha colore intra giallo e bianco„;[695] e bianca e gialla è quella faccia. Seconda: Bruto è filosofo; e Dante sa, con fare che si storca e taccia, che è filosofo stoico. Ragionevole che la bocca in cui è, raffiguri l'intelletto volto al male. Terza: a destra si dice sedere il Figlio, perchè la destra significa “la potestà„ di giudice. Per quanto qui si sprofondi in pieno mistero, pur s'intende che la destra è sempre del Padre ed è la potestà, e pur si dice che il Figlio siede alla destra, perchè ha ricevuto quella potestà di giudicante.[696]

Sotto i piedi di Dante è questo principio del male, travolto. Dante ha vinto. Ha vinto la lupa. Dal basso loco e di dove il sol tace egli sale a veder le stelle. Il freddo mortale di Cocito è pur simile alla paura che provò là nella deserta piaggia! La vista di Lucifero che lo rende “gelato e fioco„, è pur simile alla vista di quella bestia, malvagia come Gerione![697] E così ha prima attraversato il Flegetonte che è fervido come il leone, ed è guardato da centauri, come il leone, pronti al male. E prima ancora ha passato lo Stige, che è tristo, come trista ne' suoi effetti è la lonza. Ha passato questi tre fiumi, asservendo all'uffizio di passatori i fantasmi stessi del male. E come è riuscito ad asservirli? Così: il passaggio dell'Acheronte gli dava il diritto di passare gli altri fiumi che non sono se non l'Acheronte con nome e aspetto e uffizio mutati. E come è giunto all'Acheronte? Dalla porta cui spalancò il Redentore. E come agli altri fiumi? Da due rovine, prodotte dalla morte del Redentore. E la terza? Per essa è risalito, come è risalito per il corpo stesso del Lucifero.

È stata una guerra:[698]

la guerra
sì del cammino e sì della pietate.

Egli si è configurato al Cristo. A sera, vespere, comincia la sua guerra. Ora il Cristo stette nel sepolcro un giorno e due notti: “dal vespro della sepoltura all'alba della risurrezione sono trenta sei ore„.[699] Vadano i miei lettori a un profondo libro di Vaccheri e Bertacchi[700] e leggano che Dante nell'inferno trascorse ore trentasei. E tralascio tutto quel che si può dire e si è detto intorno a questo “configurarsi„. Dante muore spiritualmente al peccato, ad esempio del Salvatore.[701] Egli fa e sostiene, come esso, un'actio e una passio. Noi dobbiamo travagliarci nell'agire e nel patire;[702] com'esso che assunse appunto la carne perchè fosse “strumento della divinità, per il quale le sue passioni e azioni operarono nella virtù divina a espellere il peccato„.[703] L'actio di Dante è il cammino per le rovine, attraverso i fiumi, sulla barca di Flegias, sulla groppa de' centauri, sulle spallacce del serpente, per i peli di Lucifero. La passio è quella pietà, che è gran duolo nel limbo, e deve essere morta già nel secondo dei tre cerchietti. Alla pietà deve sottentrare l'ira: passione a passione. L'avvicendarsi di queste due è ciò che Dante patì. Muor di pietà nel secondo cerchio; poi la pietà diminuisce, finchè è sostituita dall'ira, animatrice della fortezza, nel passo dello Stige; e poi ritorna nel secondo limbo, cioè nel cimitero; e poi s'alterna con l'ira nel settimo cerchio; e nell'ottavo dovrebbe esser morta e non è del tutto morta; morta è nel nono; e avanti Lucifero Virgilio ammonisce Dante ch'esso è all'ultimo della sua passione:[704]

Ecco Dite... ed ecco il loco
ove convien che di fortezza t'armi:

di fortezza o d'ira, che torna lo stesso. E così qui muore la terza volta, e se l'azione continua, la passione è finita. E Dante per risorgere non ha, se non cammino da fare. Per un cammino malvagio, entra in un cammino ascoso, si trova a piè d'un monte. Deve arrampicarsi per quello; e agire ancora e patire; ma soave è qui la pietà, e la fatica a mano a mano più lieve, finchè cessa. Non resta che attraversare un fuoco purificatore; poi rivedrà Beatrice e giungerà a Dio.

Così Gesù Cristo fu “viatore„. Il “viatore„ è chi muove al fine della beatudine. Ma Gesù era anche “comprenditore„, chè aveva la beatitudine propria dell'anima.[705] Dante comprenderà anch'esso, quando vedrà Beatrice; e d'allora in poi avrà finito il suo cammino e quieterà nel suo fine. Non sarà più viatore chi sale di spera in spera contemplando.