il sacro amore, in che io veglio
con perpetua vista, e che m'asseta
di dolce desiar....

E Dio invero fu solo che li “allumò ed arse col caldo e con la luce„.[989] E Dante solve un digiuno, che può essere di bevanda, e sazio vuol essere d'un nome, come si può essere di acqua.[990] E Beatrice vuole che Dante[991]

s'ausi
a dir la sete, sì che l'uom gli mesca;

e Dante, gusta un discorso, in cui è temprato “col dolce l'acerbo„, e ne prepara un altro che a molti può sapere “di forte agrume„.[992] L'eco del sitiunt è così distinta nella spera di Marte, come dell'esuriendo in quella del Sole. E l'oggetto sì di quella sete e sì di quella fame, oggetto che è la giustizia, si vede chiaro nell'una e nell'altra spera; chè là si parla di tali che fuggono o coartano la scrittura[993] e di genti, che per dar retta a quelli, sono troppo sicure nel giudicare. Si legga:[994]

Non sien le genti ancor troppo sicure
al giudicar, sì come quei che stima
le biade in campo pria che sien mature:


ch'io ho veduto tutto il verno prima
il prun mostrarsi rigido e feroce,
poscia portar la rosa in su la cima;

e legno vidi già dritto e veloce
correr lo mar per tutto suo cammino,
perire al fine all'entrar della foce.

Non creda donna Berta o ser Martino...

Come non istupire della coincidenza con tutto quel ricredersi della cornice della gola? Ora il ricredersi è per il dono dell'intelletto, che guida la ragione speculativa a rettamente giudicare. Ma nella spera di Marte Cacciaguida descrive il tempo in cui Fiorenza “si stava in pace sobria e pudica„ e nessuna dismisura, che già per sè è ingiusta, e peggio diventa, la offendeva.[995] E come il martirio per la croce è l'opposto dell'amor di cosa che non duri, e perciò questa spera è il contrario del cerchio e della cornice dell'avarizia, e perciò quivi sono maledetti coloro che cambiano e mercano;[996] così e qui e là è sottinteso quel dono del consiglio, che guida la ragion pratica a giudicar bene delle cose terrene, governate da tale il cui giudizio è occulto. E qui Dante chiede e ha dal suo avolo il grande “consiglio„.[997]

E il dono della fortezza è nella giovial facella, in cui è quella gioia, quella consolazione, che è data in premio a coloro qui lugent. Qui tutto è letizia. I beati sono come augelli “congratulando a lor pasture„, e a forma d'uccello si dispongono, e questo uccello fa tali movimenti,[998]