Ed al mondo mortal, quando tu riedi,
questo rapporta, sì che non presuma
a tanto segno più mover li piedi.

La mente che qui luce, in terra fuma.

Così è dichiarato un limite alla scienza. E poi Pier Damiano parla della corruzione dei moderni pastori. E sembra questo discorso essere in proporzione a quello che tra il “fumo„ fa Marco Lombardo, sulla reità del mondo. Benedetto parla delle badie fatte spelonche e delle cocolle fatte sacca. Marco Lombardo ha dichiarata la malizia della strada del mondo, questi l'altra dell'altra: di quella di Dio.[1002]

E nel cielo delle stelle fisse è la beatitudine dei misericordi e il dono della pietà, ed è l'opposto quindi dell'invidia. Dante vi si volge con gli eterni Gemelli, e così vede “l'aiuola che ci fa tanto feroci.„[1003] In verità l'occhio dell'invido “pur a terra mira„,[1004] e per quel mirare l'animo si fa feroce. Laggiù l'aiuola dell'invidia, quassù il dono della pietà e la beatitudine dei misericordi. Ad accertarne, potrebbe bastare quella comparazione dell'augello,[1005]

posato al nido de' suoi dolci nati.

Ma “ecco le schiere del trionfo di Cristo„, o della misericordia divina, come si potrebbe dire: di quella “sapienza e possanza„[1006]

ch'aprì le strade intra il cielo e la terra.

Ma “quivi è la rosa in che il Verbo divino carne si fece„, quivi risuona il nome “del bel fiore„ che Dante invocava mattina e sera.[1007] In lei misericordia! in lei pietate! Qui si vede l'atto di quei candori che si stendono in su, come il fantolino tende le braccia “in ver la mamma... poi che il latte prese„.[1008] E c'è oltre che misericordia, oltre che pietà nel senso di regolatrice dei nostri doveri verso il prossimo, v'è la pietas nell'altro senso augusto. Quivi il Poeta è esaminato intorno alle tre virtù sante, nel cui esercizio si assomma la pietà o religione[1009]. E Pietro maledice ciò che è nelle bolgie, la simonia, lo scisma, l'ipocrisia dei lupi in vista di pastori; e fa più altamente sonare ciò che Dante disse a colui che forte springava. E infine... oh! forse si legge la parola pietà e la parola misericordia in quell'alto e pur mesto scongiuro alla “crudeltà„ che serrava il Poeta fuor dell'ovile. Scongiuro sublime! Vi è dentro la coscienza della sua grandezza. Egli nomina “il poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra„. Ma vi trema un'altra voce d'accoramento umile. Quale straziante imagine è della pecora a cui è chiuso l'ovile, e che bela di fuori, nella notte! Onorate l'altissimo poeta! sembra dire. E sembra aggiungere: Pietà! vorrei morire nel mio dolce nido: apritemi le porte! lasciatemi vedere il fonte del mio battesimo, prima che io entri nella tomba!

Resta il nono cerchio. Vi si discorre del “maledetto superbire„ di Lucifero.[1010] Vi si vedono gli angeli rimasti fedeli. Essi furono umili, come quello fu superbo. Essi non volser viso dalla faccia di Dio, come quello alzò le ciglia contro lui[1011]. Qui si è beati della beatitudine, che esso non volle, e si gode la visione del Signore, che esso non temè.

E concludendo questi non più che cenni di maggior trattato, dico che il paradiso, dopo le due spere inferiori, che sono come il vestibolo e in cui pur si trovano i doni della sapienza e della scienza, ha, oltre la ragione astrologica, chiara a intendersi, e altro che ora ometto, questo modo: che i beati si mostrano nelle spere dove è il premio annunziato nel purgatorio, e questo premio è ottenuto con la virtù indicata colà e mercè il dono dello spirito colà sottinteso. I quali doni sono raffigurati soltanto nella foresta divina coi sette candelabri. Essi formano, tutti e sette insieme, un “bello arnese„ più chiaro della luna; formano un alone di luna e un iride di sole. Sono, in vero, il lume che in noi s'infonde. E tra il primo e l'ultimo sono dieci passi: il che significa che i doni che si assommano nella prudenza, ci sono dati per la giustizia, per la quale sono i dieci comandamenti.[1012] Or dunque in Venere sono i beati mundo corde, per il dono della sapienza; nel Sole i beati esurientes, per il dono dell'intelletto; in Marte, i beati sitientes, per il dono del consiglio; in Giove, i beati qui lugent, per il dono della fortezza; in Saturno, i beati pacifici, per il dono della scienza; nelle stelle fisse, i beati misericordes, per il dono della pietà; nel primo mobile, i beati pauperes spiritu, per il dono del timor di Dio.