[680.] Inf. XIII 128, 116, 127.

[681.] Inf. XVII 10 segg. Dante lo leggeva nel Moralium dogma, questo verso.

[682.] Inf. XIII 13.

[683.] Domenico Tumiati, gentile poeta e genialissimo critico d'arte, mi assicura che in miniature antiche il serpente che tentò Eva, è figurato con testa giovanile. E così ho veduto anch'io, sebbene in «legni» non così antichi.

[684.] Vol. II De Sacr. Libri I pars septima, 2.

[685.] Rich. de S. Victore de erud. hominis interioris, 10. Mentre il lettore può già vedere da questo luogo che invidia è frode, pur deve sapere cosa che sembra far contro a ciò che io affermo, che la frode è pur figurata nella lupa. Chè il mistico dice che il pardo (lonza? leopardo? pantera?) raffigura la frode degli ipocriti per quel suo essere «in tutto il corpo spruzzato di certe macchie». Certo, coi bestiarii si può provare quello che si vuole; ma non bisogna fissarsi su una sola notizia.

[686.] Aur. Aug. De civ. D. XIV 11, 2. Hugo de S. Victore, l. c.

[687.] Hugo de S. Victore, l. c. 6: nimius vero appetitus habendi vel possidendi avaritia. L'avarizia nel peccato di Venedico è accennata nel verso Inf. XVIII 63: «avaro seno».

[688.] D. Bern. In ann. B. Virg. Sermo I.

[689.] Aen. VI 286, 289.