Chè l'amore, di cui qui si tocca, è non più che “sementa„; e sementa, e non altro, è dunque la cupidità.[326] L'amore che drittamente spira è quello che è “ne' primi ben diretto„ e che “ne' secondi sè stesso misura„.[327] La cupidità qual amore è? È quello che

al mal si torce, o con più cura
o con men che non dèe corre nel bene?[328]

Siccome la cupidità si risolve o si manifesta (secondo la poca diversa interpretazione della parola liquarsi) in volontà iniqua, si deve dire ch'ella non è solamente amore che corra nel bene con più cura che non deve. Ed è pure questo amore del proprio bene. Chè lo dice la parola stessa, e lo dicono tutti gli esempi che ho riportati di cupidi, come papa Niccolò e il nuovo Pilato e la meretrice. Ma è nel tempo stesso amore che si torce al male: diciamo, che finisce con torcersi al male.

È così. Amore è il principio d'un moto dell'appetito. È il principio del desiderio. L'appetito muove e muta in qualche modo l'appetito, mostrando compiacenza; e questa compiacenza dell'appetibile determina un movimento che è desiderio e all'ultimo un riposo (quietem) che è gioia.[329] Cupidità è di questa fatta: eccettochè il cuore non ha il suo riposo per questa, come per l'amore che spira drittamente:[330]

Vidi che lì non si quetava il cuore!

esclama papa Adriano nella cornice dell'avarizia. Or qual era la sua colpa? Questa: che fu anima misera e partita da Dio, cioè non ebbe l'amore diretto ne' primi beni; che l'occhio suo

non s'aderse
in alto, fisso alle cose terrene.[331]

Ecco:[332]

come avarizia spense a ciascun bene
lo nostro amore, onde operar perdèsi,
così giustizia qui stretti ne tiene.