Ora a Marco Lombardo Dante parla, ripetendo e chiarendo le parole di lui, quelle intorno al mondo e al valore. Dice:
Lo mondo è ben così tutto diserto
d'ogni virtute, come tu mi suone,
e di malizia gravido e coperto.
La piaggia diserta, su cui si avanza a poco a poco la lupa, è dunque il mondo coperto di malizia: malizia o ingiustizia o frode che è la stessa cosa; malizia o cupidità, che tornano alla stessa cosa, come effetto a causa, causa ad effetto. Chi avrebbe potuto sbrattare dal mondo, ossia dal cammino della vita attiva, la malizia, e fare che rifiorissero nel deserto le virtù, che ad essa vita attiva si convengono?
Sono esse le quattro virtù cardinali, tra cui una “ordina noi ad amare e operare dirittura in tutte cose„, un'altra è “conducitrice delle morali virtù„:[363] la giustizia e la prudenza. Abbiamo veduto che la prudenza è figurata nella luna tonda, che non nocque a Dante per la selva. La giustizia è figurata in quello da cui la luna riceveva la luce di grazia; nel sole che illuminava il colle, sul mattino di quella notte. Il pianeta
che mena dritto altrui per ogni calle
è Dio giustificante,[364] Dio che infonde la giustizia, la quale ci ordina “a operare dirittura in tutte cose„, come a dire, ci mena dritti per ogni calle. L'una e l'altra gli uomini hanno bisogno di trovare “quasi architectonice„ nel principe.[365] In loro hanno da essere, le due virtù, in modo secondario e quasi amministrativo o esecutivo; ma se non c'è l'architetto, le virtù dei mastri e de' manovali, per quanto esperti e attenti, non riescono a bene costruire l'edifizio sociale. Dante, nel suo poema e nelle altre opere, esprime molte volte questo concetto, ora chiarendolo dal punto della prudenza, ora da quello della giustizia, e riuscendo sempre al medesimo. Quando egli dice che il mondo deve avere il suo sole,[366] che gli faccia vedere la strada, ha di mira la superior prudenza, la prudenza regnativa; quando fa dire a Beatrice che l'alto Enrico[367] verrà “a drizzare Italia„, ha di mira quella superior giustizia che si chiama legale; la giustizia che mena dritto o drizza. Tutte e due ha nel pensiero quando fa esporre da Marco Lombardo le vicende dell'anima semplicetta,[368] la quale
di picciol bene in pria sente sapore;
quivi s'inganna, e retro ad esso corre,
se guida o fren non torce suo amore.
La guida è la prudenza del principe; il freno, la giustizia legale, che fa pure capo al principe. Il freno è la giustizia legale:
onde convenne legge per fren porre;