Ora è evidente perchè Dante, per certi peccati, la facilità di salvarsi esprima con lo scendere, e per certi altri, esprima la difficoltà, col salire o col risalire. Ci sono peccati che hanno in sè precipua la conversione al bene commutevole, e altri che hanno precipua l'aversione da Dio, bene immutabile. Ora il peccatore che va morto all'inferno entra e scende per una porta e per rovine, per le quali, entrando e scendendo, il peccatore vivo si salva, come l'altro si perde. Invero il cammino dell'uno e dell'altro, perdendosi e salvandosi, fu ed è converso, ugualmente, al bene; ma dell'uno al bene commutevole, dell'altro al bene immutabile. Quindi è uno scendere. Ma ciò solamente per il peccatore, vivo o morto, d'un peccato di conversione al bene; chè quelli che si perdono o si salvano di peccati di aversione da Dio, devono tenere via differente, secondo che sono vivi o morti, secondo che si salvano o si perdono. Quelli che muoiono di quel peccato, restano aversi, cioè con la faccia torta da Dio e volta al male; quelli che se ne salvano devono fare il contrario di quelli che si perdono; e salire come quelli scendono, e mettere la testa dove il diavolo ha le zanche, e dipartirsi così da tanto male. Ora poichè aversione da Dio vale quanto conversione al male, e questa vale quanto malizia, e i peccatori di malizia sono in tre cerchietti, come mai per la rovina della violenza, cioè della prima specie di malizia, Dante scende e non sale? cioè scende soltanto e non ancora risale? Che se avesse voluto per un suo fine dottrinale, avrebbe, il mirabile domatore della materia, anche potuto.
Oh! considera, lettore, e di', se il seguire il consiglio di Dante, di aguzzar bene gli occhi al vero, non porta poi alcun frutto!
Ecco:[403]
in su la punta della rotta lacca
l'infamia di Creti era distesa.
Che sta fare il Minotauro colà? Quella rovina “è guardata„ da lui, da quell'ira bestiale. La guarda per impedire i morti, che non risalgano? Non ce n'è bisogno: per loro, come per gli sciaurati e per i peccatori carnali e per i vestiti da cappa e per tutti, basta “l'alta providenza„. O dunque? Dunque, per impedire i vivi, sì che non trovino facile la scesa. E dunque Dante non risale per questa, come per l'ultima delle rovine e per i peli di Lucifero; ma trova, significata da quella guardia, una difficoltà pur grave a scendere; più grave che a entrare, più grave che nella prima discesa, sebbene anche lì sia chi lo ammonisce, se non, chi lo impedisca; chi lo ammonisce appunto della soverchia facilità:[404]
Guarda com'entri e di cui tu ti fide:
non t'inganni l'ampiezza dell'entrare!
Ma non è detto pur con ciò che Dante risalga, e qualche dubbio può rimanere sulla mia spiegazione intorno a questo risalire analogo alla aversione la quale è in certi peccati più che in certi altri. Ebbene vedremo anche questo perchè, il quale ora accenno, dicendo che la violenza, pur essendo malizia, come quella che ha un fine d'ingiuria, assomiglia molto alla disposizione di coloro che seguono “come bestie lo appetito„. Nel fatto, è bestialità.
III.
Avanti. Dante entra, dopo qualche esitazione, dalla porta senza serrame. Non muore alla morte del peccato in genere od originale, se non passando l'Acheronte. Questo fiume non è il solo dell'inferno. I fiumi sono quattro con esso. Donde nascono? Dice Virgilio:[405]
In mezzo mar siede un paese guasto
. . . . che s'appella Creta,
sotto il cui rege fu già il mondo casto.