Fin dal 5 di febbraio Garibaldi era fuggito da Genova, e la Polizia faceva ogni sforzo per averlo nelle mani. Il Marchese Paolucci, Governatore militare e civile di Genova, il 10 dello stesso mese, annunziava al Vicario Regio di Pietrasanta, grossa terra della Toscana, che era «stato iniziato un procedimento penale, per reato d'insurrezione, contro Francesco Garibaldy e Rubens, latitanti»; gli soggiungeva, «come in detto procedimento figurasse inoltre come uno dei capi del movimento insurrezionale Giuseppe Garibaldy, fratello del detto Francesco, marinaio in attività di servizio sui regi legni, evaso da Genova la mattina del 5»; e «nell'ipotesi che il detto marinaio Giuseppe Garibaldy raggiunga la Toscana, ove si crede che abbiano trovato ricovero il fratello Francesco e il Rubens», lo pregava «di disporre il di lui arresto ed estradizione». Conchiudeva col dirgli: «le partecipo come da una lettera di Francesco Garibaldy, qui pervenuta e sequestrata, si rilevi essere sua intenzione di fermarsi alcuni giorni in Pietrasanta». Il giorno dopo torna a scrivergli che, riguardo ai nomi e cognomi ha preso una filza di sbagli, giacché Francesco si chiama invece Felice; non si tratta di Garibaldy, ma di Garibaldi; e in quanto al Rubens, è Ruben di Sion Cohen. Cosí poi gli dipinge Giuseppe: «ha capelli, barba, mustacchi e favoriti rossicci, veste un frak grigio-chiaro, porta cappello di color bianco». Di li a quattro giorni, insiste di nuovo per l'arresto, e gl'invia un foglio dove sta scritto:
«Connotati di Garibaldi Giuseppe Maria, figlio di Domenico, nativo di
Nizza, capitano di seconda classe marina mercantile, assentato a
Genova nel corpo dei reali equipaggi permanenti, in qualità di
marinaio di terza classe di leva.
«Età: anni 27.
«Statura: once 39 3/4.
«Capelli: rossicci.
«Ciglia: rossiccie.
«Fronte: spaziosa.
«Occhi: castagni.
«Naso: aquilino.
«Bocca: media.