Qualcuno intanto era uscito fuori, ed era andato a vedere cosa succedeva nelle strade vicine e nelle lontane. Mano mano capitava qualcuno a portar notizie, e si cominciava a capire che il temporale finiva senza acquazzone, o al più con quattro gocce. In qualche piazza s’eran veduti dei capannelli che i curiosi avevano mano mano ingrossati, ma tra tutti assieme poi non avevano fatto altro che schiacciarsi a vicenda le costole. Qualcuno aveva cercato, col vociare degli abbasso e degli evviva, e con l’accendere qualche torcia a vento, di mettere un poco d’anima negli astanti, e di tirarseli dietro per la città. Quanto al gridare, sulle prime la non era andata male, ma quanto al moversi non se n’era fatto nulla. Intanto s’eran lasciati vedere anche quelli dell’ordine pubblico, e pigliandone uno con le buone, e un altro per il collo, avevano finito qua e là a diradar la gente e a rimetter la quiete. Ma in qualche punto c’era stata qualche comitiva di ragazzacci e di monelli che, impadronitisi delle torce e dei lampioni, s’eran messi, poichè il divertimento minacciava di andare in fumo, a improvvisarne uno per proprio conto. Tutto sommato dunque, c’era oramai da prevedere che la sera sarebbe passata senza guai, e che le guardie nazionali sarebbero presto ringraziate.

E infatti anche in quartiere i discorsi avevan cominciato a cangiar di tenore: si discuteva un poco meno, e si canzonava un poco più.

«E lei cosa ne dice, signor Figini?» domandò a un tratto un tale al nostro sergente che fino allora, contro il suo solito, non aveva aperto bocca.

«Cosa ne dico io?»

«Sì, lei!»

«Io dico che c’è del marcio!» rispose Giovanni con solennità, e con una smorfia che gli vedevano per la prima volta.

L’esclamazione che fecero e quello della domanda e quei due o tre che udirono la risposta, chiamò subito qualche curioso, e in un minuto anche lì ci fu un crocchio e una discussione avviata. Sulle prime tutti interrogavano, e Giovanni era solo a rispondere.

«Del marcio?... del marcio, dove?...»

«Quando dico che c’è del marcio, è del Governo che intendo parlare! la mi par chiara!...»

«Oh! oh!»