«Insomma, signor Figini, stasera lei è uno di quelli della dimostrazione!»

«Se la sentissero i superiori!»

«Piano! piano!... Io non ho detto niente! Io non ho fatto che supporre!»

«Ma insomma, alle corte, se quelli della dimostrazione passano per di qui, lei cosa fa?»

«Eh! se non fanno niente di male, si sta a vedere.... perchè poi a volersi intrometter troppo, si può anche imbattersi in qualche carattere permaloso e aizzare senza volerlo.... si può far peggio insomma! E se non facessero che gridare un tantino, che male ci sarebbe? Sentiremo cosa gridano! Supponete che nel Governo ci fosse un ministro veduto di mal occhio, un poco di buono, e che si gridasse proprio abbasso questo tale! Ma in questo caso, io dico che nell’interesse del Governo bisogna lasciar gridare! Bel servizio che fareste ai ministri se gli lasciate in compagnia uno che fa torto a tutti! Chi ama il Governo davvero bisogna anzi che lo aiuti a mandar questo tale con le gambe all’aria! Dico bene?»

«Ben detto! benissimo!» diceva a ogni due parole del Figini un tale, che in quartiere era sempre il milite di più cattivo umore, un certo signor Canziani, impiegato in disponibilità.

«E insomma» conchiuse Giovanni vedendo che il crocchio si faceva agitato «non tocca a noi l’impacciarsi di politica! Non sono affari nostri questi! Ci pensi chi tocca! Il nostro dovere è tutt’altro!...»

«Quale di grazia? poichè dite sempre così! Vi ricordate quella sera che si parlava di ladri?...» saltò su uno; e Giovanni sarebbe stato imbarazzato a rispondere se in quel punto non veniva in suo aiuto un gran chiasso nella strada che fece correr fuori quanti erano in quartiere.

Uscì fuori anche il nostro Giovanni. Era una di quelle comitive di ragazzacci e di monelli, che con qualche fiaccola accesa facevano la loro dimostrazione cantando e schiamazzando.

Poco dopo il nostro sergente rosso in faccia, ansante e con l’uniforme slacciata, rientrava in tutta furia in quartiere tra gli applausi e le sghignazzate dei compagni, tenendo uno di quei monelli, afferrato per il collo. Cos’era successo? Era successo che l’uffiziale aveva voluto rimandare quei monelli a casa loro; s’era cercato di persuaderli, ora con le buone, e ora con le cattive, portando loro via le torce a vento; i monelli s’eran messi a motteggiare, e Giovanni era stato preso di mira più d’ogni altro. Allora nel nostro sergente s’erano riaccesi gli spiriti antichi. Sulle prime s’era accontentato di far la cera brusca; ma i motteggi eran raddoppiati; allora, perduta la pazienza, aveva ricorso a qualche scappellotto. Quello era stato il segnale della battaglia; scappellotti da una parte, e fischi dall’altra, finchè i monelli, presa la fuga e fischiando sempre, eran scappati per di qua e per di là. Giovanni però gli aveva inseguiti, e gli era riescito di afferrarne uno, e condurlo in quartiere.