«L’avete proprio indovinata voi con quell’acqua!» continuò l’altro come se non avesse intese le ultime parole di Martino. «Mi piace esser sincero! D’un filo che ce n’era, guardate un po’ che bel ramo d’acqua! Che forza!... E dire che nessuno ci aveva pensato mai! e nessuno sapeva neanche dove andasse a perdersi!... Insomma l’avete indovinata voi. E quando sento dire che lavorate per quattro, e sento parlare di quelle vostre seghe e macchine che non s’eran vedute mai, io dico sempre: eh! Martino non ha finito! ne rumina delle altre! se ne vedranno delle belle!...»
«Adagio! adagio! Sarò contento se arriverò a pagare i debiti.... cominciando dal più grosso.... quel che sapete voi.»
«Eh! cosa dite mai! Se vi posso servire in qualcos’altro, non avete che a parlare.»
«Grazie. Finchè non ho stracciate certe carte vecchie, non ne voglio sporcar delle nuove!»
«Ma quando tornerà a casa il vostro figliolo, vorrete bene impiantarvi un poco più in grande!... E se non lo vorrete voi, lo vorrà il figliolo, vedrete!»
«Tonino, innanzi tutto, così subito non tornerà. Vorrei lasciarlo dov’è almeno un anno ancora. Adesso è proprio sul più buono, perchè siccome comincia a difendersi discretamente anche quanto alla lingua tedesca....»
«E non è una corbelleria da niente, ve lo dico io» saltò su Simone «questa del capire le lingue! Intanto che loro, in quei paesi, parlano a quel modo per non lasciarsi intendere, voi capite tutto, e rubate qualsiasi mestiere! Ah, l’ha pensata bene quel vostro figliolo!... Mi diceva poi qualcuno ch’è passato da quelle parti, che il vostro Tonino si va facendo un così bel giovanotto, alto e serio, che quasi non lo si conosce più.»
«Ah! l’hanno detto proprio anche a voi?»
«E m’hanno detto anche che in sul mestiere bisogna fargli di cappello già a quest’ora!... Quelle seghe nuove che paion nastri coi denti, e quelle fatte a rotella, e quell’altre diavolerie che m’avete fatto vedere, ve le ha ben mandate lui?»
«Me le ha mandate lui, e poi m’ha insegnato per lettera il modo di metterle a posto e di servirsene. Bisogna leggerle quelle lettere! bisogna....» E Martino avrebbe voluto continuare, ma sentì gonfiarsi gli occhi e fermarsi a un tratto la parola come da un nodo che gli stringeva la gola. Allora Simone ricominciò: