«Non so dei deputati; ma so che i ministri, e me lo ha detto uno che viaggia, comperano tutti in America.»

«Fin cinque lire l’uno, li hanno pagati quei pali del telegrafo! Capite cos’è il Ministero? Che se lo dicevano a me, con tre lire....»

«Ma l’ho sempre detto io che ci vogliono de’ deputati galantuomini!»

«Deputati nuovi; deputati che non se la lascino fare; deputati che abbiano una politica furba, e che sieno nemici dei Ministeri!»

«E dicono che quel meccanismo di vetro, e che so io, che sta fitto in cima di ogni palo, costi un occhio. Capite come vanno le cose!»

«Ci vuole la libertà dei popoli! Ci vuole una libertà tutta diversa, se no, non ne faremo niente!»

«E ci vogliono poche strade ferrate che fanno rincarare le ova...»

«Bravo, bravo!»

«Insomma ci vuole il suffragio universale» conchiuse il Pasetti.

Il chiasso e la confusione erano tali, che io potei piano piano ripigliare la mia strada, senza che gl’interlocutori se ne avvedessero, e senza decidere la famosa questione per la quale m’avevano voluto. Il Buccelli però che mi vide partire, e che ormai aveva perduta la speranza di farsi ascoltare, diede un’ultima crollata di capo, uscì dal caffè, e raggiuntomi mi accompagnò fino a casa ripigliando la sua tesi, per quel bisogno prepotente che ognuno ha di trovar qualcuno che gli dia ragione, almeno a quattro occhi.