24 gennaio 1866.

Ho messo in vettura, e fatto ripartire Aldo, con la stessa impazienza con cui per tanti giorni lo avevo aspettato. Di Giandomenico ne so quanto ne sapevo; so invece un altro bel pasticcio, dal quale potrebbero forse venire altri guai. Ci sono degli uomini di cuore che nelle disgrazie, più la matassa è avviluppata, e più facilmente trovano il bandolo del fare il bene. Lo so!... Il cielo li benedica....

Ma veniamo al nuovo pasticcio. Fu una ben penosa narrazione quella che io feci ad Aldo, ma non gli volli tener nascosto nulla, e gli narrai via via tutte le dolorose vicissitudini di suo padre. Il povero Aldo piangeva. Era confuso, prostrato, come chi per la prima volta si trova dinanzi alle disgrazie della vita. Che le faccende di casa sua andassero di male in peggio, non gli era cosa nuova di certo: fin da fanciullo si sarà trovato un bel giorno senza ninnoli e senza vestitino nuovo. Più tardi avrà vedute e capite le strettezze di suo padre; ma le avrà vedute con quella fiducia giovanile, che crede più alle speranze del domani, che alle verità ingrate dell’oggi. Così pensavo tra me, vedendolo tanto abbattuto; ma poco dopo, i suoi vent’anni venivano a prendere il disopra.

Ci fu un lungo silenzio tra me e lui. Poi a un tratto Aldo si levò in piedi; alzò la fronte, in atto quasi di ascoltare una improvvisa ispirazione; mi si gittò nelle braccia, e mi tenne stretto lungamente. Più volte fu per staccarsi, e più volte mi riabbracciò. Voleva parlare, ma non poteva: era convulso, tremante. Alla fine, dopo un grande sforzo, come se quella prima ispirazione avesse vinto, esclamò:

«Oh! sì, sì, io l’amo! Sì, don Michele, ho deciso!... Io amo quell’angelo... io volerò presso di lei.... nevvero, don Michele?... Un consiglio, una parola, ed io parto!...»

Io non ne capivo niente.

«Sì, figliol mio; aspetta, discorreremo, hai ragione, partirai, ma aspetta» e cercavo di calmarlo, perchè non gli desse volta il cervello.

«Che caso! Che fatalità!... Ma io parto, volo. Oh! lei vedrà, don Michele!»

«Calmati, figliol mio, calmati; dimmi un po’....»

«Io l’amo da più d’un anno!... Io non ho amato altra mai, e mai non amerò che quell’angelo!... Oh, don Michele, mi risponda, mi dia un consiglio....»