«Ma, caro mio, io non capisco niente!» gli dissi alla fine; «parla, spiegati.»

«Oh! ci sono delle cose che non si spiegheranno mai! Il suo buon cuore deve comprendermi, don Michele. Oh che fatalità! che romanzo! Essa non ne sa nulla.... oh certo non ne sa nulla!... Ma quando lo saprà, è da lei che verrà l’ulivo di pace per tutti!... Il mio povero padre farà ritorno alla nostra vecchia casa; ogni guaio sarà finito; tutti benediranno lei. Io.... ritornerò al mio battaglione, e poi.... verrà un giorno, presto spero.... io morrò sul campo, gridando viva l’Italia!... Ella.... oh! ella spargerà una lagrima.... perchè....»

Ci volle un pezzo, e una gran pazienza a calmarlo, a farlo scendere dalle nuvole, a farlo sedere, e a fargli fare una narrazione dalla quale si potesse raccapezzar qualcosa. Raccolsi dunque che Aldo, nell’autunno del 1864, passando un mese a Borghignolo, aveva fatto una grande amicizia coi signori Garofani, che in allora erano ancora nella fase dei sorrisetti, e piano piano s’era innamorato della loro figliola, l’Adelina. Ora, il progetto che gli era balenato in mente, era di correre presso quei signori; di raccontare tutto l’accaduto ad Adelina, la quale non ne sapeva nulla, com’era probabilissimo; poi di buttarsi, lui e Adelina, nelle braccia del signor Garofani e della signora Giuseppina; e d’ottenere sull’attimo, come gli pareva assai naturale, che fosse restituita a suo padre la casa e tutto l’aver suo.

Cercai sulle prime di calmare un poco l’entusiasmo di Aldo, ammettendo che nel suo progetto ci poteva essere del buono, ma che bisognava aspettare, per non dirgli proprio subito quello che ne pensavo io, cioè che il Garofani e sua moglie, saputa una simile cosa, gli avrebbero fatto ruzzolare la scala. Aldo era sicuro che i genitori d’Adelina sapevan tutto, perchè dell’amor suo n’era pieno il creato: ne parlavano le piante, l’aria, i ruscelli, e quindi ne dovevano aver parlato anche il signor Garofani e la signora Giuseppina. Le parole di Aldo mi facevano sorridere, eppure gliele invidiavo tutte. Egli era un bel campo tutto verde e fiorito; io ero il falciatore, che veniva a far fieno e a disporre le zolle per l’inverno.

Quando mi sembrò che Aldo fosse più calmo, e mi parve tempo di concludere qualcosa, cominciai a parlare chiaro e preciso, perchè quel buon figliolo non aggiungesse alle disgrazie di casa qualche grosso sproposito di suo.

«No, don Michele, lei non conosce abbastanza il signor Garofani e la madre di....» balbettava ancora Aldo, dopo ch’io gli avevo fatto il mio sermone. «Se li conoscesse meglio, capirebbe ch’io non m’inganno con lo sperare in loro, e in quello che da loro può ottenere Ad.... oh mi lasci fare!... Io parto, volo; vado in cerca di loro, ottengo tutto, ritrovo mio padre, poi volo ancora qui....»

«Tu non volerai nè qui, nè là; tu partirai con la vettura domani, andrai diritto fino al luogo dove speri di trovare tuo padre, mi scriverai ogni giorno, e non farai nulla, nulla, capisci, all’infuori di quello che t’avrò detto io. Non si comanda in due; io ho su di te i miei diritti di anzianità, e tu, da bravo uffiziale, ubbidirai!» Dopo queste parole, Aldo tacque, e non parlò più nè di pregare, nè di volare.

Povero figliolo! Chi non è in ballo ha un bel confortare i cani all’erta! Appesa al muro del mio salotto, c’è una stampa che rappresenta un mare in gran burrasca, un bastimento che si sfascia, e cento infelici che vanno a fondo. Se questi volessero dar retta a me, che vedo le cose con calma e previdenza, si salverebbero quasi tutti; ma il guaio è che per trovar lo scampo, bisogna essere all’asciutto!

Trattenni con me Aldo anche il giorno appresso per potergli discorrere un poco a lungo; per mostrargli che l’amo come un mio figliolo; per aprirgli infine un pochino anche l’animo mio, che non è poi quello d’un orso. Anche Aldo ne sa poco o nulla di questi suoi parenti presso i quali potrebbe essere andato Giandomenico. Egli pure non gli ha veduti mai. Dice però che suo padre riceveva, di tanto in tanto, lettere da un cugino consigliere di tribunale a Bologna; qualche volta poi aveva sentito parlare d’altri cugini, che abitavano nella provincia di Brescia. Aldo, per fortuna, ricordava i nomi sì dell’uno che degli altri; è sicuro di trovare suo padre presso il cugino di Bologna, e vi si recava diviato.

Da Bologna avrò la sua prima lettera, voglia il cielo che ci legga subito una buona nuova! Allora partirò anch’io, per adempiere come saprò meglio, a questo dovere, che è l’ultimo rimastomi nella vita. Poi, cercherò, per finirvi i miei giorni, un paesello, che sia davvero l’ultimo di questo mondo, giacchè m’avvedo che Borghignolo ha la pretensione di non esserlo.