—Sta tranquillo. È morto in servizio: te lo ripagheranno.

La Guida a cavallo dette al consolatore un'occhiata di traverso come chi è malamente offeso nei sentimenti più delicati. Il consolatore capì che poteva andarsene. Rimasto solo, due lacrimoni caddero dagli occhi del buon cavaliere nella pasta asciutta. Ed era un uomo che, se a morire fosse toccato a lui, non si sarebbe di certo messo a piangere.

Senza cavallo dunque molti cavalieri devono adattarsi a fare il servizio. Non c'è rimedio: o starsene in ozio ad aspettare che ritorni, se tornerà, il secolo di Baiardo e di Fieramosca, o fare qualche cosa per la guerra, in qualunque altro modo.

E i più si sono adattati a far di tutto, fuori che il servizio che avevano immaginato di poter fare, quando avevan formato il loro corpo volontario di memoria garibaldina. Uno diventò ufficiale di ordinanza di un generale e si adattò ad andare in automobile; un altro passò a far servizio con l'artiglieria e si adattò ad andare anche a piedi e a stare fermo negli osservatorii; un terzo si ridusse a far la scorta agli autocarri che giravano il fronte a distribuir limoni e altri viveri di conforto. E non si vergognava dell'ufficio umile ed utile che lo faceva star fuori tutte le notti—di giorno a girar per il fronte con gli autocarri dei limoni, la limonata l'avrebbero fatta alle granate austriache—a prendersi i reumi e magari i cicchetti di qualche superiore di cattivo umore.

Credo che si consolassero, le brave Guide non più a cavallo, pensando che in fin dei conti anche le automobili e le autovetture misurano la propria forza a cavalli. Ma pensare che a far volare un areoplano ci vuole per lo meno un motore di cento cavalli, mentre l'Ippogrifo, che era un cavallo solo, portava Astolfo fin nel cielo della luna!

Si sa: la macchina sta diventando più importante, non solo dell'animale, ma quasi dell'uomo che l'ha inventata. È con la macchina che i Tedeschi, che a chiamarli veramente uomini si esagera un poco, hanno fantasticato di sopraffare le nazioni formate da uomini. Anche noi dobbiamo adattarci, e ci adattiamo volentieri ad esser meccanici, purchè si mantengano le debite distanze; e sia ben chiaro che la macchina è la macchina e che l'uomo è l'uomo, e che da ultimo chi vince con la macchina, ma anche contro la macchina, è soltanto l'uomo.

E anche questo riman vero: che tra le macchine una delle più perfette resta sempre il cavallo. C'è della gente in guerra che non crede che un servizio possa esser fatto bene se non è fatto con l'automobile o con l'autocarro. Ma c'era un capitano di Stato Maggiore che, quando veniva qualcuno a dirgli che non sapeva come fare un trasporto perchè non aveva abbastanza macchine, domandava:

—Cavalli ne avete?

—Signor sì.

—E allora attaccate i cavalli. Napoleone vinceva le battaglie anche senza automobili.