Ma un'altra volta fu il cavallo a salvare il cavaliere. Anche questa toccò a una delle nostre Guide a cavallo, un bravo giovane modesto e pronto a tutto.
Andava, sempre dalle parti del Podgora, cavalcando: felice chi aveva un cavallo in quei giorni di ottobre e di pioggia, che avevano fatto di tutte le strade canali di fango. Il Versa, un torrentello che per il solito è in quel punto un rigagnolo, era gonfio e rapinoso: c'eran quattro metri d'acqua sporca nel letto incassato tra i colli.
Il ponticello di legno, una paràncola imporrita, appena sentì il peso del cavallo, si spezzò e cavallo e cavaliere cascarono in acqua. Il cavaliere si vide perduto. Si vide veramente, perchè non perse conoscenza di quello che gli succedeva sott'acqua; se la sentiva entrare nella gola e nei polmoni, fetida di quell'odore di fogna che hanno i torrenti in piena. Ma rimase con un piede nella staffa, aggrappato con le mani alla criniera del cavallo che sapeva che specie di cavallo fosse.
L'animale infatti si comportò come doveva. Cascato a pancia all'aria in fondo all'acqua, con uno sforzo meraviglioso dell'istinto riuscì a raddrizzarsi, e senza scuotere da sè il cavaliere aggrappato, con un'armonia d'intenzioni che gli fa onore, annaspò così bene che si mise in condizione di poter nuotare lungo il filo della corrente; nuotando ritornò a galla e con un ultimo sforzo si tirò sulla sponda del torrente, insieme con il cavaliere zuppo e pieno d'acqua, ma sempre in sella, salvo. Gli infermieri di un ospedaletto da campo lo scorsero, gli fecero rigurgitare l'acqua che lo soffocava, gli ravvivarono la circolazione con una buona sorsata di cognac e lo rimisero in gambe.
Così tutto molle, con un cappotto imprestatogli da un soldato, il cavaliere volle rimontare subito a cavallo. E quando furon di ritorno, sporchi come un carro senza parafanghi, mèzzi come affogati, non so quale dei due fosse più contento.
Gli intendenti lodarono il cavaliere di aver saputo star in sella anche in quel frangente, facilitando così il salvataggio al cavallo; ma lui, che era un bravo giovane modesto, non volle riconoscere che il merito dell'animale.
Con tali legami di cameratismo che stringono il buon cavallo al buon cavaliere, si capisce quanto deve essere stato penoso per le Guide non poter far più servizio con i loro cavalli a cui volevano molto bene. Ne ricordo uno al quale il cavallo si era ammalato di morva. Quell'uomo, di un naturale chiuso e silenzioso, era diventato eloquente nel parlare a tutti di quel male che lo teneva in grande apprensione. Era sempre dietro al veterinario, che glielo guarisse, il suo malato. Ma un giorno l'occhio della sua bestia si fece opaco e non ci fu più da sperare. Il povero padrone era, come al solito, con noi alla mensa, ma ci accorgemmo che non riusciva a mangiare.
—Che t'è successo?
—Oggi.... me lo devono abbattere.
Un ufficiale, che evidentemente non aveva mai posseduto un cavallo, credette di consolarlo dicendogli: