Dopo la guerra bisognerà restituirlo agli Austriaci, che se lo godano, il loro cavallo senza educazione. Naturalmente essi diranno che così cattivo lo abbiamo ridotto noi maltrattandolo. Perchè gli Austriaci e i Tedeschi dicono sempre che gli Italiani non trattano bene gli animali: che siamo crudeli, che li facciamo soffrire, che li picchiamo. Sono di cuore tenero i nostri nemici: qualche volta dagli areoplani ammazzano i bambini, ma poi, per consolarli, gli buttano i cioccolatini col veleno.
[La gloria del mulo.]
Ripensando a quello che il cavallo riesce a fare anche in questa nostra guerra, mi par proprio che si esageri troppo parlando della decadenza e un giorno forse della scomparsa del nobile animale.
In ogni modo resta intatta, anzi cresce la gloria del suo fratello cadetto: il mulo. Al mulo, si sa, mancano alcuni quarti di nobiltà e per questo i poeti non lo hanno cantato in battaglia. Ma Omero ha creduto fare gran lode ad Aiace Telamonio, che era un eroe, paragonandolo a un asino. E il mulo in guerra, anche più che per la sua parentela col cavallo, vale per quella che lo lega al somaro.
Se avessi visto la guerra nel Trentino, come ho assaggiato un po' di quella sull'Isonzo, credo che ve ne potrei fare tali lodi che automobili, camions, motociclette dovrebbero prender tutte una vernice verde d'invidia. Ma come non ricordare che anche sul Carso le dure avanzate delle nostre fanterie di trincea in trincea non approderebbero a nulla, se non ci fosse il mulo che le accompagna con le mitragliatrici, con i lanciabombe, con le artiglierie leggere da mettersi subito in posizione? I superbi autocarri sono gli spedizionieri dei materiali da guerra; la spedizione sarebbe abbastanza inutile, se rimanesse là dove gli autocarri si devono fermare, se non ci fossero i facchini per l'ultimo trasporto, il più difficile. Per quanto gli automobilisti sieno audaci e osino spingere le loro macchine sulle strade più ardue, arriva un punto che non possono andare più avanti; e appena lì cominciano i camminamenti e i corridoi, tutto quel labirinto di scavi che forma il vero terreno della battaglia. E lì non c'è che il mulo, lento, cocciuto, senza leggiadria, ma forte, paziente, mulo insomma, che si carica sulle spalle tutta quella roba pesante e la porta a posto. E se il mulo non basta, è l'uomo che deve fare da mulo. È così fatta la guerra oggi, che, a vincerla, anche nell'uomo si richiedono più le qualità sode del mulo che quelle brillanti del cavallo. Saper resistere a tutto, anche alle proprie impazienze, e non pretendere nemmeno di far figura.
Il mulo in guerra è un po' triste; sembra indifferente a tutto quello che gli succede intorno. Non mostra entusiasmo, non par nemmeno che si affezioni gran che al conducente. È come un cavallo che abbia avuto dei dispiaceri e perciò abbia perso ogni voglia di fare il chiasso. Ma io credo che codesto suo contegno dipenda anche da un forte sentimento della disciplina. Se, nonostante la disciplina, qualche volta tira calci—ma li tira meno spesso di quello sbarazzino del somaro—credo che sia anche per la voglia di trovarsi un Austriaco a portata di zampe.
Insomma è lui l'animale di prima linea: si capisce che abbia un certo disprezzo per tutto ciò che si muove nelle seconde linee. Un po' indietro, dove il pericolo è relativo, anche la guerra può apparire in forme signorili, con i cavalli di lusso e le automobili eleganti. Ma sull'estremo fronte non c'è posto se non per gli uomini e gli animali semplici e tenaci, per le volontà silenziose che s'impuntano ma non dànno indietro. E non dando mai indietro, viene il giorno che il nemico finisce col dare indietro lui.
Quel giorno riappariranno i nostri reggimenti di cavalleria a far la galoppata finale dietro gli Austriaci in fuga; ma saranno stati i fantaccini ed i muli che avranno aperto ai cavalieri e ai cavalli il varco libero per il divertente esercizio.