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[Cani di guerra.]

C'è un altro animale che fa la sua comparsa fino in trincea, che va dove il cavallo non può. Il cane naturalmente: dove arriva l'uomo il suo cane non può non arrivare.

Tanto più che ci sono dei cani che fanno un vero servizio militare. Noi, in Italia, non abbiamo, come in Fiandra e in Olanda, cani abituati anche in pace a tirar i carretti. I ragazzi sanno che ad attaccare anche il più paziente dei cani alla carriola è un affare quasi disperato: nemmen dei barboni, che si prestano con tanta espansione a tutti i loro capricci di giuoco, si è mai riusciti a fare dei passabili poneys. Da noi i cani non amano il lavoro disciplinato; non è vero che lavorino da cani i nostri cani. I più il loro pasto se lo guadagnano facendo i signori, abbaiando un poco e molto scodinzolando.

Ma in guerra, ho visto anche dei nostri cani—cani da caccia, sanbernardi, maremmani—istruiti a tirarsi dietro un carrettino su cui si lega un cofano di cartucce. Sono attaccati con finimenti, che, in piccolo, sono proprio come quelli dei cavalli, salvo che invece del morso i cani hanno il solito guinzaglio tenuto a mano da un soldato. Ma durante il combattimento essi devono portare da soli i caricatori di cartucce ai soldati che avanzano.

Succede a volte che un reparto, avanzando, rimanga per un poco isolato dal resto delle truppe, e che il nemico concentri il fuoco dietro il reparto per tagliarlo fuori. La solita dotazione di cartucce può non bastare. Allora si mandano i cani che, per i camminamenti, e anche allo scoperto, possono raggiungere di corsa i soldati in avanti: un servizio di grande importanza, quasi un servizio di collegamento.

Io spero che i nostri cani portatori di cartucce facciano sempre con onore il loro servizio delicatissimo e meritino tutti una bella medaglia da portare attaccata al collare: ma, conoscendo il temperamento un po' distratto dell'animale, mentre non dubito che sotto qualunque fuoco raggiungerà il suo reparto combattente, posso temere che carretto e cartucce rimangano seminati per strada.

Ho più fiducia nel cane cerca-feriti. Il nostro cane ha un'anima pietosa e umana. Come soldato, il suo posto naturale è il posto di medicazione. Si può star sicuri che, finito il combattimento, se scopre in un burrone un ferito che si lamenta non sta a distinguere se geme in italiano o in tedesco, e abbaia lo stesso nel modo convenuto perchè i portaferiti scendano a prenderlo.

E allora, pur troppo, ferito, portaferiti e cane corrono il pericolo maggiore. Se gli Austriaci si accorgono che i nostri escono dalle trincee a raccogliere i feriti, e li hanno a tiro di fucile, sparano.