È avvenuto più volte, e ancora non ci si vorrebbe credere. Perchè, in fin dei conti, anche i soldati austriaci sono uomini, non sono nè lupi mannari nè orchi. Quelli che avrete visti anche voi, prigionieri, non avevano delle facce umane, qualche volta un po' intontite, qualche volta rassegnate, buone? Rammento un giovane Jäger appena preso dai nostri. Piangeva come un vitellino. Di paura? No. Perchè gli dispiacesse di esser fatto prigioniero? Nemmeno. Ma temeva, come prigioniero, di non poter far sapere dov'era a sua madre, che prima, anche da soldato, ogni tanto poteva rivedere perchè stava in un villaggio vicino, nella valle del Chiappovano. I nostri carabinieri, a cui l'interprete traduceva quel pianto, ci si commovevano, e un brigadiere andò a cercargli una penna perchè scrivesse subito alla mamma, quel povero ragazzo.
Eppure, dalla trincea, anche quel caro ragazzo avrebbe tirato sopra un nostro ferito. Ordine: ordine fatto da qualcuno che in trincea non ci va. Da un Tedesco che, pur avendo l'aspetto di un uomo, ha ragionato come un gorilla che sapesse, pur troppo, ragionare.
Il Tedesco ha ragionato così:
—Se i nemici sanno che, rimanendo feriti, saranno in ogni caso raccolti e curati, combatteranno senza paura, perchè la morte non fa paura quanto la sofferenza. Se invece assistono allo strazio dei loro compagni senza poterli soccorrere, e sanno che a loro può toccare lo stesso, io dico che combatteranno di meno voglia, forse prenderanno paura.
Ragionamento da gorilla che non capisce l'uomo, il quale, quanto più è offeso nella sua coscienza umana, tanto più si accende di una passione divina: vendicare gli uomini straziati dai gorilla.
[Cani redenti.]
Meglio ritornare ai cani, agli onesti cani che, pur vivendo fra Tedeschi e Austriaci, hanno saputo rimaner cani.
Anche loro hanno sofferto per la guerra ma poi hanno finito col guadagnarci.