—Kau, kau, ka, kau....
I bersaglieri dissero subito che parlava tedesco. Ed uno che era stato a lavorare in Boemia e qualche parola di tedesco la capiva, credette che la bestia gridasse:—Krakau, Krakau.
Krakau vuol dire Cracovia. Perciò il bersagliere lo prese e lo buttò fuori dalla finestra, dicendo che la strada più svelta per Cracovia era quella.
Nemmeno la scimmia era una scimmia graziosa. Era un bertuccione piuttosto in là cogli anni anche lui: spelacchiato in più parti, con una specie di barba a collare, bianca sporca, che dava alla sua fisonomia una grande somiglianza con il ritratto di un augusto personaggio che non mancava nemmeno in quella villa. I soldati dettero subito alla bertuccia il suo nome:
—Cecco Beppe, to', guarda Cecco Beppe.
La somiglianza c'era anche nel carattere, perchè, appena un bersagliere le si fece vicino, la bestia cominciò a sbattere i denti, e non si capiva se li battesse per far paura o perchè aveva paura. In ogni modo era un bel caso che a quell'età avesse ancora dei denti da battere.
—Mandiamo a Cracovia anche lei?—propose un soldato.
—No—fece un tenente;—Cecco Beppe lo prendo con me; mi porterà fortuna.
E, presala per la collottola, si collocò la bertuccia sulla spalla; la bertuccia ci rimase, di cattivo umore, ma tranquilla.
—Con questa sono sicuro che non mi tireranno: non vorranno mica ammazzare il loro imperatore.