Vero è che i bersaglieri considerano un dovere speciale del loro corpo quello di evitare i possibili equivoci tra le animose piume dei loro cappelli e quelle dei polli vagolanti. Sono impareggiabili cacciatori di galli e di galline senza padrone. Ritornando da un servizio alcuni ciclisti bersaglieri ne scorsero tre o quattro oltre la siepe, nel campo: lasciate le biciclette, via di corsa dietro le galline che con grandi strilli correvano ad infrascarsi. In quel punto il nemico, che aveva visto del movimento, aprì il fuoco, il suo solito fuoco di molestia: qualche shrapnell e una granata, qualche granata e uno shrapnell.
Il graduato rimasto sulla strada gridava ai suoi bersaglieri che ritornassero a inforcar le biciclette per uscire dalla zona battuta. Ma che! I bersaglieri, allegri come ragazzi a caccia di farfalle, rispondevano che li lasciasse fare ancora un momento. E soltanto quando, dopo una bella corsa in lungo e in largo per il campo, ebbero afferrate le fuggitive, ritornavano sulla strada per rimontare in sella. Alle granate che arrivavano rifacevano il verso, miagolando come gatti arrabbiati.
Destino analogo è toccato ai suini erranti per i paesi vuoti. Il porco, checchè si dica, è un animale sensibile, e, nell'assenza dei padroni, tende a dimagrare. Trotterella di casa in casa, preoccupato, emettendo brevi grugniti lamentosi. Qualcuno diffida dei maiali dispersi: dicono di averne visti accostarsi per lurida fame, come un corvo o un sorcio, a bestie morte. Speriamo che non sia vero.
Forse per questo, in un paesello del Collio, completamente vuoto di abitanti, fu lasciato per diverso tempo padrone un grosso maiale dagli occhietti furbeschi. I soldati che ci bazzicavano gli avevano messo nome: il signor sindaco. Ma poi, per quella sua fissazione a voler rimanere in un paese sgomberato per ordine dell'autorità militare, si concepirono dei sospetti sui suoi sentimenti politici. Gli Austriaci dovevano averlo lasciato apposta perchè facesse la spia. E un giorno, mi dispiace doverlo confessare, ma senza nemmeno processarlo, fu destituito dalla carica e passato per le armi.
Ma quando fu ucciso, non fu chiamato nessuno a contemplarlo morto, come fece, a Nomény sulla Mosella, quel soldato tedesco che invitò la signora Bertrand a guardare den Schwein, il porco, che egli aveva sgozzato: ed era un povero vecchio di ottantasei anni ammazzato nella sua poltrona.
[Un cuculo.]
La guerra che ammutolisce tante voci non ammutolisce i canti degli uccelli. Nè li scaccia dalla zona di fuoco, che le artiglierie a lunga portata allargano sempre più, se non proprio là dove l'incendio divorante il bosco li snidi. Certo non fanno più nido gli uccelli sulla cresta del Podgora che era, un anno fa, un bel bosco di robinie e oggi è una sassaia rossastra. Ma nei loro voli erranti, i passerotti si posano fin sugli orli delle trincee, per guardare curiosamente dentro.
Rondini no: se ne vedono pochissime: uccelli che fanno casa sulla casa dell'uomo, soffrono come uomini quando la casa è specialmente combattuta. Invece il campo e il bosco rimangono vasti e liberi anche dove gli eserciti li riempiono dei loro attendamenti e li scavano per i loro ricoveri. Per quanto la guerra d'oggi, pesante e macchinosa, giunga ad alterare l'aspetto non pur degli abitati ma del terreno stesso, gli uccelli non debbono impressionarsene quanto noi, animali senza volo, che raramente possiamo vedere le cose un po' dall'alto.