Io non potrò vedere mai più un Taube senza pensare alla strage di casa Donda. Su Cormons gli aereoplani austriaci venivano tutti i giorni più volte al giorno a spiare. La popolazione borghese non se ne faceva caso; chi era in casa ci rimaneva, chi era fuori restava fuori; le donne che prendevano acqua alla fontana di piazza alzavano appena la testa quando le batterie antiaeree ne segnavano l'arrivo con i loro colpi. Fra quei colpi, l'aereoplano non aveva voglia di trattenersi.
Così alla sfuggita qualche bomba l'aveva già tirata, ma verso la stazione o su qualche parco vicino; non aveva fatto che qualche buca in terra, qualche falciata nell'erba. Soltanto una volta con una scheggia aveva riferito un ferito che attendeva nel treno della Croce Rossa fermo. Quel mattino però l'aereoplano pareva più insistente; era passato e ripassato, tagliando il paese proprio in mezzo. Un momento ognuno lo vide al proprio zenit; era così basso che se ne distingueva il ronzio duro del motore. Mirava sulla piazza, facile mira. Si udì uno sfrigolìo, poi uno schianto e del fumo dietro il muro.
Aveva colpito sì questa volta, nel giardino di casa Donda. Le schegge erano saltate oltre il muro del giardino sulla casa dall'altra parte della strada, a cinquanta metri; una era entrata per una finestra senza far male a nessuno.
Nel giardino invece aveva colpito in pieno; sei uccisi di un colpo, schiantati come la granata che li aveva schiantati. C'era una mamma con i suoi due figliuoli e un nipote: c'erano un vecchio ed un carabiniere che si erano riparati sotto un platano frondoso. La bomba era precipitata tra i rami, stritolandoli; era scoppiata ai piedi dei sei raccolti lì: il loro sangue era schizzato lungo il tronco del platano come se la bomba fosse stata caricata a sangue.
Non volli veder altro: ma vidi correre gente impazzita, ma sentii urla—oh! non erano i colpiti che urlavano!—, ma ho sempre negli occhi un ragazzo, un cugino, che piangeva piangeva mentre un carabiniere lo teneva sotto braccio perchè non vedesse, non cadesse per terra. Furono portati lenzuoli e gettati su quella povera carne lacerata. La mamma ed i bambini erano tutta la famiglia di un uomo che in quel momento era fuori di paese: quando ritornò, i cadaveri erano stati portati via. Nel giardino dei suoi bambini non c'era che una buca piena di calce e calce sull'albero senza rami, e calce da per tutto, che non si vedesse tutto quel sangue.
La guerra è la guerra—ghigna un tedesco—e, stupido anche nella ferocia, chiama i suoi aereoplani colombe.
[Il falco e la colomba.]
Volerà ancora la colomba della Pace sulle case degli uomini degni di vivere in pace; ma per salvarla c'è da dare ancora al falco della guerra quanto sangue ci vorrà.