Così ammonisce l'antichissimo mito che la sapienza umana degli Indiani fermò nel canto universale del Mahâbârata.

Era il tempo che gli uomini e gli altri animali, non ancora dimentichi delle origini comuni, vivevano sulla terra, ospiti di uguale diritto, e parlavano insieme delle necessità comuni e della giustizia che ne equilibra i contrasti.

Il re Uçivara, savio e magnanimo, sedeva nel parco silenzioso quando una colomba gli volò in seno, con volo spaventato: la inseguiva un falco dal becco forte e dalla fronte bassa. La colomba chiuse le ali tremanti sulle ginocchia del re, implorando salvezza. Il falco infatti si fermò senza ghermirla, ma prima che il re lo avesse scacciato, cominciò a parlare: l'uccello da preda aveva anche una sua certa logica di bestia sofista e disse:

—Re Uçivara, io so che tu sei giusto e vuoi mantenere la tua fama di giusto. Ora, per pietà verso codesta colomba, commetti, un'azione di grande ingiustizia. Per non privare costei della vita, tu privi me del cibo che mi è destinato. Poichè è legge divina che i falchi mangino le colombe.

Rispose il Re:

—Ma è anche legge divina che chi implora salvezza la trovi sulle ginocchia del giusto.

Oppose il falco, ghignando negli occhi malvagi:

—La legge a cui m'appello è la legge della necessità. Necessità vuole che tutti gli animali viventi abbiano il loro cibo. È natura dei falchi procurarselo con la forza del volo e degli artigli che hanno infinitamente più robusti dei colombi. Tutti abbiamo diritto di vivere.

Il re Uçivara forse aveva voglia di rispondere che, nel caso speciale del falco, non ne vedeva la necessità; ma poichè, come i veri giusti, era propenso a riconoscere anche le ragioni dell'avversario, rimase un po' turbato da codesto argomento, che il falco, abile nei sofismi, rinforzò passando dall'aspro al flebile:

—Di certo, perchè lasciandomi morir di fame, non morirei soltanto io; resterebbero soli, senza cibo e senza difesa, mia moglie e i miei figli. Anch'io ho nella rupe una buona compagna che tien caldi i nostri cari falchetti. Io li amo come tu ami i tuoi figli. Perchè vuoi lasciarmi morire?