Il Re, pietoso, mentre accarezzava la colomba accoccolata sulle sue ginocchia, pensò di dover giustizia anche alla fame feroce del falco e dei suoi falchetti. Perciò gli venne un'idea:
—Hai ragione. Ma tu potresti mangiare anche un altro cibo. Io te ne darò, dimmi quale; lo avrai.
—E sia; accetto un compenso per il grave danno che mi fai. Ma, prima, devi giurare che mi darai del cibo che ti chiederò, qualunque sia. Giuri?
Il re Uçivara pensò che qualunque carne del suo celliere, di manzo o di lepre, avrebbe contentata la fame del rapace causidico, e giurò.
Allora il falco disse:
—O Uçivara, se vuoi tanto bene alla colomba, mettila sulla bilancia e taglia dal tuo proprio corpo un pezzo di carne che pesi quanto codesta colomba. Di quella carne io sarò contento.
Il Re aveva giurato: prese la colomba che teneva sulle sue ginocchia, e la depose sopra un piatto della bilancia; poi, tratta la spada, si tagliò un pezzo della sua carne viva e lo pose sanguinante sull'altro piatto della giustizia terribile....
Qui il mito indiano fa che il falco si manifesti per quello che era, il Dio Indra, che aveva voluto mettere a prova la giustizia e la pietà del Sovrano giusto e pietoso.
Oggi altro significato dà il simbolo feroce.
Il falco è il popolo rapace insaziabile che ha spiccato il volo per ghermire e divorare la colomba della pace: è la Germania, è il germanesimo che aveva fame di carne pacifica. Alla minaccia si sono levati i popoli che avevano pietà della pace, e gli hanno chiesto perchè osasse tanta crudele ingiustizia. La belva teutonica si è appellata alla giustizia della Necessità, della sua necessità: voleva carne altrui perchè aveva da ingrassare le sue belvette sempre più fameliche. Se avevan più fame—ha detto—avevan diritto a più cibo: quella violenza era giusta perchè quella fame era vera: lasciatemi mangiare, senza contrasto, la colomba di cui sono ghiotta.