— E dunque venga.
Era di fatto il fratello di Maria, il nostro vicecurato. Per la prima volta egli si trovava in faccia del padre dell'amico suo; e quell'aspetto immobile e superbo pareva l'impacciasse non poco. Il lord non gli disse di sedere; ed egli si faceva innanzi lento, tenendo in una mano il cappello, e tentando coll'altra i bottoni della sua lunga sopravveste di panno oscuro.
Don Carlo, se già non ve l'ho detto, toccava al più a' trent'anni; pure sul suo volto, ch'era simpatico e sereno, leggevasi l'incerta espressione d'una grave benchè velata amarezza, la traccia profonda del travaglio dell'anima. Le anticipate cure della giovinezza combattuta, avevano lasciato su la sua schietta e bella fisonomia le prime rughe di quel dolore segreto, il quale non si parte dal cuore che con la vita. Gli occhi suoi eran vivaci e intenti; appariva in essi l'ardor del pensiero temperato dal costume della meditazione e del patimento; la fronte alta, e assai calva, il sorriso fuggevole e sparso anch'esso d'un'ombra di malinconia; contegnoso nell'andare, ma alquanto chino della persona. Era un uomo che aveva molto studiato e molto dubitato; pure nella lunga guerra che sostenne contro sè stesso, e contro la sua fede, tra il passato e l'avvenire, tra la disperazione degli uomini e la coscienza di Dio, la sua energia, la sua volontà del bene non s'eran logorate o scemate; ma bensì rivolte al santissimo scopo di far migliori i suoi fratelli, e di risparmiare a molti di loro quelle crudeli prove per le quali egli aveva dovuto passare, prima di riposarsi nella sicurezza della virtù, prima di viver nella fede. Il suo nome, ch'era degno di chiarezza e di gratitudine, giacerà oscuro, non sarà ricordato tra gli uomini; nessuno forse parlerà mai della semplice sublimità della sua mente, della carità del suo cuore, del poco che potè fare, e del molto che sofferse; ma chi lo conobbe e amò, non potrà rifiutare una lagrima alla sua memoria.
Il vicecurato, facendo passare il suo cappello dall'una all'altra mano, non sapeva in qual modo chiamar sopra di sè l'attenzione del signore inglese, che non lo guardava, come s'egli non fosse là. Elisa, avvedutasi di quell'impaccio, ne fu tocca e volle parlare la prima. Ma il prete, che in quel momento di silenzio fu assediato da una folla di pensieri, e così fortemente conturbato che tutto s'accese d'un involontario rossore, fece un passo innanzi, fissò gli occhi sul vecchio, e disse con voce ferma e lenta: — Signore, io la prego, m'ascolti!
Il lord, scosso alquanto dalla serietà di quell'accento, levò il capo, e guardò il prete, senza parlare. Ma intanto, ripiegato il giornale, lo depose, e fece un gesto, come per significare: Parlate, ma spicciatevi presto.
— Signore, soggiunse allora il vicecurato, ciò che qui mi conduce, la è cosa per me di troppo alta importanza, perchè non m'arrischi a disturbarla un momento. Io sono una persona oscura, senza nome; ella, un signore illustre e potente. Ma, s'assicuri, io qui non venni a domandarle favori o protezioni, nè a inginocchiarmi dinanzi a lei, poichè a nessuno io son uso prostrarmi, fuorchè a Dio. Ella è uno di coloro che si chiamano grandi; e se questo nome vuol dire qualche cosa, ella deve aver caro l'onor suo, al par di quello dell'ultimo degli uomini. Dunque io mi presento a lei, a cercar giustizia per il nome mio ignoto, ma puro come il suo, per il nome mio calpestato nella virtù d'una infelice creatura, a me più cara dell'anima stessa... Ella m'intende, o signore....
— Io non intendo nulla, signor abate; e quello che so, gli è che non vi conosco, e che nessuno ha ardito mai parlarmi come voi adesso.
— Perchè vuole avvilirmi così? Cred'ella che l'abito di che sono vestito, mi proibisca di parlarle com'io fo?... Ella non sa chi io sia?
— Voi non siete certo nel vostro miglior senno, signor abate....
— Bene sta all'uomo ricco e potente di disprezzar colui che gli domanda la ragione del suo onore, schiacciarlo nel fango, ridere di lui come d'uno stolto!... O Signore, reggi il mio cuore, e dammi pazienza.