— Ma io vi ripeto che non so quel che diciate, come forse nol sapete voi stesso. E buon per voi, che non mi trovaste in cattivo momento... Pure, io son giusto; e se avete qualcosa con persona che m'appartenga, se alcuno de' miei v'avesse offeso, che so io... dite, spiegatevi chiaro; ma sopra tutto pensate innanzi a chi parlate.
Così rispondeva il lord con un'altera serietà; ma si sarebbe potuto indovinare, che le parole del prete e la persuasione ch'era in esse avevano suscitato nel cuore del vecchio un'ansietà inquieta, il sospetto di qualche cosa di grave.
— Dunque, o signore, ripigliò il prete, con voce fatta più umile, ella vuole ch'io arrossisca dinanzi a lei, nel ripetere una storia che copre di disonore la mia sfortunata sorella?... Ebbene, milord, io dirò tutto. All'onestà d'un'oscura famiglia non rimaneva altra protezione, fuorchè l'infelice che adesso le parla. Una madre amata e una sorella innocente, eran tutto il suo bene.... Vi fu un uomo che, allettato dalla bellezza di questa innocente, pose gli occhi sopra di lei; e vederla, e concepire il più nero tradimento che sia, fu per esso tutt'una cosa. S'infinse amico del sincero fratello, violò la santità d'una povera famiglia, ingannò la madre semplice e buona, ingannò la credula fanciulla, la sedusse con la promessa di farla sua sposa, la persuase a fuggire... Signore, quest'uomo vile, è suo figlio!... Oh non creda alle mie parole! In questa lettera è la confessione della misera tradita. Fu mia colpa, lo vedo, d'essere stato così cieco; fu nostro il danno, e sarà nostra ed eterna la vergogna! La madre che ne morirà, la figlia avvilita per sempre... oh non importa! Ora, il rimpiangere quel ch'è stato è inutile... Ma, per il nome di Dio, la si ricordi che anche l'onore del povero è sacro!...
— Avete finito?
— Non ancora. Voglio dirle ch'io non cerco nulla da lei; perchè a chi tutto ha perduto in terra, nulla più resta a domandare agli uomini. E quella infelice non avrà più consolazione in questa vita, che la speranza del perdono nell'altra... Io non vedrò il figliuol vostro; ma non vi chiedo se non ch'egli sappia per vostra bocca, e a mio nome, che il suo è più che un delitto, è un'infamia!... e che il cielo un giorno ne terrà conto!
— Orsù, le vostre parole mi stancano.... Nulla m'è noto di ciò che aveste l'ardimento di raccontare; e se avessi pensato mai, che quella giovine potesse levar gli occhi sul figliuol mio, l'avrei fatta, a quest'ora, cacciar di mia casa!
— Gran Dio! risparmiatemi almeno l'insulto... È una menzogna, uno scherno atroce! So pur troppo che non si conta per nulla la vita d'una povera creatura; so che i gran signori, come ora voi, ridon di queste cose, le chiamano capricci, passatempi, se pur non dicono essere per noi un onore, che voi, nobili, discendiate così basso, a portar la vergogna dov'è la miseria!... Ma, per carità, se non potete rendermi giustizia, compatitemi almeno!...
— Fate ciò che v'aggradisce: se pensate che sir Arnoldo abbia macchiato il vostro nome, parlatene con lui... Egli vi saprà rispondere, e vi metterà in pace... Io, per me, non ho altro a dirvi!
— Ch'io parli con lui?... No mai, mai! Una volta avevo pur creduto all'onestà, alla grandezza del suo cuore; povero ingannato ch'io m'era! Non l'ho cercato, nol vedrò più. La mia coscienza e quest'abito stesso, non mi farebbero forse dimenticare ch'io son uomo! Ma... venni a voi, perchè siete padre e vecchio! pensavo che almeno una parola di giustizia, una lagrima di compassione, non me l'avreste negate. Voi pure mi schernite?... Ma no! non siete voi, è il Signore che volle umiliarmi. S'adempiano i suoi giudizi!
— Adesso parlate come si deve! E mi dispiace di non potere far nulla per voi. Vorreste voi forse che comandassi a sir Arnoldo Leslie di sposar vostra sorella? Il rimedio sarebbe opportuno!...