A quest'antica conoscente, alla signora Giuditta, come in tutto il quartiere era chiamata, affidò dunque il vicecurato la sua afflitta sorella. Essa gli aveva tante volte portati su le sue braccia l'uno e l'altra in giorni più lieti, quand'erano ancora ragazzetti, che non se n'era dimenticata; ma non gli aveva veduti da tanto tempo, che quasi non lo credè vero, allorchè le si fecero conoscere. Pure li ricevette a braccia aperte, e dimandò loro del buon Andrea, della comare Caterina, del palazzo, di cent'altre cose e perfino del vecchio Azor; rammaricandosi di tutto quello che non era più, e benedicendo il cielo, che la sua vecchia amica si ricordasse ancora di lei.

Nell'ignota dimora della vedova Giuditta, don Carlo dunque pensò di nascondere Maria alle ricerche e alla persecuzione di colui, ch'egli credeva essere stato il suo seduttore; giacchè intendeva di fermarsi ancora per qualche giorno a Milano, e di ricondurre poi egli stesso la fanciulla a sua madre.

Maria, ne' primi dì, non sapeva accomodarsi a quella nova solitudine. Ignara di quel che fosse avvenuto, dopo che aveva abbandonato la casa de' Leslie, di quel che potesse fare Arnoldo per ritrovarla, e sedotta ancora da una lontana idea di rivederlo, di separarsi in pace da lui, idea che la sua virtù e l'affetto le richiamavan sempre, non come una colpa, ma come unica consolazione, ella passava le ore in una rassegnazione dolorosa. Non piangeva più, ma faceva ogni sforzo per ritornare più spesso che poteva alla memoria di sua madre; pure, qualche volta, in segreto, ripeteva ancora il nome di colui che per il primo le aveva promesso amore, e sentiva ch'essa non avrebbe più potuto amar nessuno, come aveva amato lui.

Ella non usciva mai, e stava sempre in compagnia della vedova, la quale non sapeva immaginare perchè una creatura, giovine e bella come Maria, fosse così tacita e mesta. Intanto il fratel suo consumava que' pochi giorni nel visitar gli amici che gli restavano ancora, antichi suoi compagni di scuola, alcuni de' quali erano allora parochi nella città, e altri procacciavan di guadagnarsi, con la penna e con gli studi, una vita stentata ma libera e onesta.

E nel rinnovarsi di quelle conoscenze, che avevano messa profonda radice ne' cuori, di quella corrispondenza di sentimenti e di simpatie, ch'è sì bella quando la sorgente ne sia virtuosa e schietta, e fedele la ricordanza, oh! come gli pareva di ringiovenire, di ritornare a quell'età d'affetto e di desiderio, in cui si crede che la buona volontà sia tutto, e nulla la difficoltà delle opinioni e del potere altrui; in cui è certa e giusta l'aspettativa, e santa l'energia della fede e del contraccambio!...

Con quali sinceri trasporti gli amici si rividero, s'abbracciarono! Con qual fratellanza di gioia e di dolore rinnovellarono le memorie della giovinezza! Come lagrimarono gli amici che non erano più, ch'eran mancati nell'ora migliore! Come compiansero a quelli che avevano tradito le speranze di loro concetto, un bell'avvenire, la vita intera!... E le promesse di star sempre uniti col cuore, se con le persone non potevano, d'adempiere insieme all'eterno dovere di render migliori gli altri, di non cader mai d'animo, nè per la tirannia de' pregiudizii e del tempo, nè per la cieca guerra delle passioni, e di servir liberamente alla causa della verità, preparando d'accordo, per quanta forza e per quanto cuore era in essi, il bene e la giustizia per tutti; queste altissime promesse si ripeteron più d'una volta ne' loro ragionari dolci e solenni, e furono santificate da' voti e dalle preghiere di que' giusti e generosi che amavano e che soffrivano.

Così alcuni di que' dì felici, che il buon prete non credeva di trovare più su la terra, e dietro a' quali l'anima sua aveva ben sovente sospirato nelle solitudini della campagna, in mezzo alla povertà e alla dura vita del contadino, o sotto gli umili archi della chiesa del suo villaggio, alcuni di que' dì felici sorgevano ancora per lui; e lo consolavano nel momento che, ferito nella più viva parte del cuore, s'era umiliato innanzi alla superbia degli uomini, all'ingiustizia delle cose. Ed egli se ne rallegrava con sè stesso, chè da tanto tempo aveva rinunciato all'allegrezza: nè alcun funesto presentimento venne a turbar la purità di quell'affetto antico e santo, e il felice presagio d'un'età migliore!... Ma troppo spesso le nostre più vive speranze son le più vane!


Un giorno — non eran passate più di due settimane da che Maria stava in casa della vedova — le due donne avevano apprestato un desinare assai modesto, e aspettavano il vicecurato.