È passato il mezzodì; passano una, due, tre ore, ed esse aspettano ancora, e il vicecurato non comparisce. Su le prime, non si dan pensiero di quel suo tardare, rassicurandosi nell'idea che forse qualche impreveduta circostanza ne lo trattenga. Ma poi all'abbassar del giorno, quando l'una e l'altra ebbero finito di ripetere le consuete scuse che si van cercando per ingannar l'angustia dell'aspettare invano, allora, con quel senso di tristezza che desta il veder farsi sera, crebbe il loro dubbio e l'inquietudine. E taciturne entrambe si pongono a sedere presso una delle finestre che dà sul cortile, s'interrogano a vicenda con gli occhi, e guardano ogni momento verso il cancello del palazzo, in attenzione curiosa d'ognuno ch'entri o passi.

Da quella finestra vedevasi, per il vano del portone, lungo tratto della frequentata corsìa. Si fece notte, le campane delle chiese erano già silenziose per tutta la città, e le donne aspettavano ancora. In ogni passeggero che attraversasse quel breve spazio, pareva loro di riconoscere il prete; ma nessuno mai s'arrestava, nessuno svoltava in quella porta. Maria ben cercava di persuadersi che nulla ci fosse di più naturale di quell'assenza, ma invano; un interno timore la vinceva, l'anima sua andava immaginando qualcosa di funesto, un pericolo, un tradimento, una sciagura improvvisa; e già, come una spina, le stava fitta in cuore l'angustia, che il suo Carlo non avesse a ritornare mai più!

La vedova, indispettita alla fine di quel lungo tedio, cominciò a sfogarsi, a brontolare fra sè e sè: — Vedete mo, che vezzo! Son già passate più di sei o sett'ore.... Ha ragione chi dice: aspettare e non venire, cosa da morire! Intanto voi siete ancora a digiuno, la mia tosa! Manco male, ch'io ho pensato meglio di voi... ma domani, il resto di quel pollo e di quella zuppa sarà roba da buttar via per la finestra... Che cosa crede d'esser poi quel vostro signor fratello? Non è all'osteria, e se qui c'è poco, c'è del cuore almeno! Ma, adesso che ci penso.... Scommetto che, senza dir nulla, avrà desinato altrove; e noi siamo state sì buone ad aspettarlo... Oh via, levatevi su, e peggio per lui! mangiate un po' anche voi, chè almanco non si consumi questa poca grazia di Dio....

— Ora non potrei, signora Giuditta, non potrei da vero... ho un gruppo qui, una cosa che m'opprime....

— Oibò, non mi fate smorfie! In questi dì, non avete mangiato mai, più che non mangi un piccione.... E poi, non dormite, avete una ciera che fa pietà.... Via! ecco quel che son divenute le nostre ragazze! vedete un po' quel che si guadagna a star nelle case de' grandi signori... La minestra di casa vostra vi fa schifo... Non dico così per voi, ma al giorno d'oggi, si vede, tutti vogliono stare in sul grande... Ebbene? sorridete un po'!... Che dirà vostra madre? Quella è una donna casalinga, sincera, alla mano... Che dirà, quando vi rivedrà con quel viso di panno lavato?...

La fanciulla taceva, pensava che sua madre non le aveva mai detto parole così amare; e quell'inutile conforto le parve più duro di qualunque rampogna.

Non era lontana la mezzanotte, quando s'intese un calpestio su per l'angusta scala che saliva a quelle stanze. Le strepito risvegliò l'attenzione della vedova, la quale, seduta accanto del focolare, recitava il rosario con accento basso e sonnacchioso, e fece palpitare il cuor della fanciulla, che s'era presso a lei raggruppata, trovando appena voce di rispondere all'avemarie.

— Siete voi, Carlo? domandò essa, con una gioia sicura, levandosi subitamente; siete voi una volta?... Oh sia ringraziato il cielo!

Nessuno rispose. Ma, poco stante, un bussare forte e strano all'uscio risonò nelle tre stanzette del povero quartiere.

— Ohe! che rumore di casa del diavolo, signor abate? gridò stizzosa la vecchia. Bella musica dopo averci fatto aspettare tutto il dì e tutta la notte!