— Volete ch'io serva il tè? Io farei subito colezione ben volentieri! Ma non siate così brusco: l'aria di questo paese non vi rallegra?
— Sì, quel che vuoi, cara. Ma l'Elisa che fa?
— Eccomi, padre mio! perdonate, io era distratta ne' miei pensieri.
Nel mentre le due sorelle apprestavano il tè, lord Guglielmo Leslie se ne stava taciturno, corrucciato in viso, e le gomita appoggiate alla tavola in atto d'interno dispetto; le due giovinette si sogguardavano tacitamente a ora a ora. Ma la fronte di Vittorina era serena e gaia, e sulla sua bocca scherzava sempre un ingenuo sorriso; Elisa invece levava gli occhi azzurri e intenti, e pareva voler leggere nella cupa meditazione del padre, perchè sentiva il bisogno di dividere il suo dolore e di confortarlo.
Quella era dunque una mattina assai mesta, in faccia a un cielo incantevole, nel giorno più bello della primavera.
Dopo un lungo silenzio, e poi ch'ebbero finita la colezione, Elisa si rivolgeva a suo padre, e vincendo una certa titubanza, dicevagli con tutta soavità: — Perdonategli, padre mio, perdonate al nostro buon Arnoldo! Ditemi che non è vero che voi non l'amiate più!.. dunque, se l'amate ancora...
— Chi mi parla di colui?... rispose con piglio severo il lord.
— È la vostra Elisa, padre mio, la vostra Elisa a cui pur volete tanto bene... Ma voi ne volete anche ad Arnoldo, e nel vostro cuore gli perdonate, non è vero?
— Finitela, riprese il padre suo, finitela! Guai a chi mi parla di riconciliazione con quell'uomo indegno!... È troppo! — E battè con tal impeto di rabbia il pugno sulla tavola, che la povera Elisa si levò sbigottita; e Vittorina, che già stava per aggiunger la sua alla preghiera della sorella, balzò indietro, e mise un grido di spavento.
Il vecchio lord, mormorando ancora — È troppo! — aggrottava le ciglia: poi, alzatosi dispettosamente, volgeva le spalle alle figliuole, e rientrato in casa, chiudevasi dietro le imposte. Elisa e Vittorina rimasero guardandosi l'una l'altra, e senza osar seguirlo cogli occhi, nè dir parola.