Ditemi dove sia chi ricordi le gioie e i dolori del povero, chi ne racconti l'amore schietto e vero, come la sua povertà, la buon'amicizia, la generosità che ignora sè stessa; ditemi dove sia chi dipinga la sua virtù, più feconda di quella de' sapienti, la sua fede sincera, la sua speranza nell'altra vita?
E chi volete che ripeta le rozze canzoni del povero, la sua spensierata ilarità, che numeri le sue dure giornate e i figli suoi, che rammenti il suo nome, di padre in figlio; se, quando battè stanco del cammino alla porta altrui, nessuno gli aperse, se nessuno sa che egli era vivo, e che poi è morto?
Eppure le catapecchie aperte al sole e al vento sorgono accanto de' bei palazzi, e al piede delle ville superbe stanno i tugurii co' loro spenti focolari. Per le strade e pe' corsi, la carrozza del signore urta e sperde la folla; e vedi il funerale del povero andar rasente la muraglia della via, quasi messo in fuga, mentre la turba curiosa s'arresta a contemplare un cocchio vòto e due livree listate d'oro, alla porta d'un antico palazzo.
Ma la provvidenza non dimentica i poveri che sopportano la fatica, che non chiedono altra consolazione, tranne quella di guadagnare il pane pe' loro figliuoli. Essa sola può rendere il bene fecondo per tutti, essa che dalla debolezza suscita, quando che sia, il coraggio e la forza, essa che fa nascere dalle lagrime la gioia, e apparecchia la pace a coloro che han sostenuto lunghe prove; quella gioia che si ravviva a ogni lieta benchè piccola vicenda, e quella pace che s'acquista quando il cuore senza viltà può benedire altrui. Il povero che divide col fratello più infelice di lui la mercede prima numerata con avara brama, si getta la notte sul suo stramazzo, forse più tranquillo e pago che non il milionario, quando si riposa in letto sprimacciato, su' gonfi guanciali, protetto dal baldacchino di velo frangiato, dopo avere aperta una scuola, o fondato un ospedale, dove gli par già di vedere, su la fronte della porta, scolpito in pietra il suo nome e i suoi titoli superbi, pagati coll'oro, o con la viltà.
E poi nessuno v'è che poco o assai non viva per la domane. Se a ogni passo trovi chi bestemmia la povertà ne' giorni numerati sempre dagli stenti, i balzelli che non ristanno, il pane che rincara, trovi pure chi maledice alle noie della vita, al piacere marcito dall'abitudine, alla grandezza che fugge sempre, all'anima stessa che non si riposa mai. E lo scontento agita gli uni e gli altri: colui che vanta un gran nome e un gran censo, che ha sempre pranzi e ville, donne, cavalli e teatri, sen va felice d'essere invidiato; ma egli stesso ben sovente invidia la ruvida indifferenza, la credula mente, e la dura libertà del povero.
Intanto gli anni passano per tutti, il sole nasce e tramonta su le prosperità e su le disavventure umane, la natura spoglia e riveste la sua bellezza; ma l'età perde i suoi fiori, e non si rinnova più! E l'uomo, quest'essere così fiacco insieme e forte, così timido e così audace, l'uomo non sente venir meno la vita, e cedere quasi sotto ai piedi la terra; non s'accorge che, a una a una, sfumano innanzi a lui le più gentili e care illusioni, che la sua memoria ha l'ale corte, che il suo cuore si va sempre più stancando di battere..... Oh quant'è più felice colui, il quale, nell'allegrezza e nel dolore, non sa che credere, sperare e amare!
Sul cadere di una malinconica giornata di novembre — era appunto il dì de' morti — un'orfanella, in povero ma decente vestito bruno, e coperta d'un velo, se n'andava, assorta in profondi pensieri, verso il campo santo suburbano di Porta Tosa. Il sole non era tramontato ancora; ma si nascondeva innanzi tempo dietro una gran fascia cenerognola di nuvole; e pareva negare il mesto e poetico saluto dell'ultimo suo raggio a quella vasta e sacra campagna, tutta seminata di basse croci, e a quella gente buona e fedele, venuta a consacrare un'ora alla memoria e alla preghiera, nel soggiorno de' trapassati.
L'orfanella entrava anch'essa nel campo santo, in mezzo a una processione di povere donne, delle quali parecchie venivano traendosi dietro due o tre figliuoletti, alcune si recavano un bambino su le braccia, altre camminavan sole e taciturne; e quale se ne andava pregando in compagnia, e quale piangeva, e quale si fermava in un compunto raccoglimento. Essa attraversava que' nudi sentieri; e lasciava dietro a sè alcuni buoni vecchi, che, tenendo il bastoncello in una mano e il rosario nell'altra, recitavano con mesta cantilena quelle orazioni che presto dovevano esser ripetute sul proprio loro capo. Vedeva, qua e là, al piede della bassa muraglia, all'angolo di qualche cippo, mendicanti accosciati sul terreno, appena coperti dagli ultimi cenci e portanti su le ginocchia le stampelle incrocicchiate, andar invocando lamentevolmente la pietà di chi era men povero di loro: vedeva più d'una madre infelice, circondata dalla miserabile corona di tre o quattro bambini, l'uno lattante, piangenti gli altri, sollevar la testa e con gli sguardi muti e l'estenuato aspetto raccomandarsi alla carità del passeggiero, nel nome di Quella che fu chiamata la Madre de' dolori; e da lontano e da presso, d'intorno a lei, in ogni canto, spargersi in pietosa ricerca, entro per quella folta selva delle croci, intere famiglie; e poi, a mano a mano, ciascuna di queste raccogliersi vicino a una croce nota, inginocchiarvisi all'intorno, rispondere insieme alla stessa preghiera; da un'altra parte, un vecchio già curvo insegnare al figlio adolescente, sul cui braccio s'appoggiava, dove riposasse suo padre e dove la madre sua; e qui, una donna starsene solitaria e muta presso una lapida recente; e là, al piede d'un'altra, due giovanette pari d'età e di sembianza, che sembravan gemelle, spargere pochi fiori e piangere senza ritegno.
Maria, la nostra orfanella, s'aggirava anch'essa nel sacro terreno; ma non cercava una croce, perchè questo santo segno non era stato posto per distinguer dall'altre la fossa della povera sua madre. Pure, essa conosceva quella zolla, ignota a tutti, cara a lei sola; essa aveva veduto scavar quella terra, l'aveva visitata, quando nessuno era passato ancora a calpestarla; e di poi, quando un'erba verde e fresca la ricoperse, era tornata spesso a pregare colà; ell'amava quel breve palmo di terra, e amava le bianche pratelline che lo smaltavano.