— Che importa mai? Se son giovine, tanto meglio! Credo poi di non esser così brutta che m'abbiano a metter in un canto come un cencio; e non sono poi nè smorta come la Maria, nè losca come quella superba di Carlotta....

— Abbi un po' di pazienza, che la capiterà presto anche per te la fortuna; se non è venuta, vuol dire che non è adesso la tua ora.

— E io sento in vece che l'ora è questa... Ma ascolta una buona volta, qual sia il piacere che mi devi fare....

— Gran segreti fra la Luisa e la Ghita! disse allora, battendo sul tombolo la spoletta del suo ricamo, la Carlotta, che sedeva in faccia a loro.

— Niente del tutto! E poi, che ne vuole saper lei, signora pretendente? rispose la prima, indispettita.

— Oh! oh! come la ti fuma subito! Non si può dirti nulla! soggiunse Stella, la sua vicina.

— Lasciatemi un po' stare, replicò Luisa più corrucciata ancora; e in quella piccola ira, alzava con sgarbo le sue tonde spallucce: le compagne la guardavano di sottecchi, e sogghignavan fra loro. — E voglio dire e fare quel che mi piace, riprese poi, cogliendo il buon punto, che la maestra dal suo banco stava mostrando ad una merciaia del vicinato non so che fazzoletti di mussolino. — E se voi altre non mi lascerete stare, ve ne dirò tante da farvi diventar rosse di vergogna, dalla prima all'ultima, da farvi scappare!...

Tutte ridevano; Maria soltanto, con un'aria di dolce compassione, levò gli occhi sopra di Luisa; ma questa, ostinata nel suo capriccio, si trasse con la sua seggioletta più vicino alla fedel Ghita, e continuò: — Ascoltami tu, che sei buona; voglio proprio dirti tutto, a marcio dispetto di queste grazie sgarbate. Sappi dunque, che stamane ho veduto passare di qui, più di due o tre volte, il tuo Eugenio, in compagnia d'un altro; quest'altro io non lo conosco, ma mi ricordo d'averlo veduto, e dev'esser suo amico.... Bene, questo bel giovine, perchè è un bel giovine, sai?... mi pareva che mi guardasse me.... oh anzi, ne son certa! E se tu fossi capace stasera di domandargli, all'Eugenio, chi sia quel suo amico.... oh! ti vorrei far mille baci. Senti, mi dice il cuore, che quel giovine passa di qui proprio per me. Egli è di bella statura, ha una fisonomia così cara, ha certi baffetti biondi.... e poi, un bel fare.... Oh! gli è sicuro un signore, e io muoio di voglia di sapere se è per me.... se è lui.... Oh cara Ghita, lo farai a me questo piacere, di', lo farai?...

— Sì, sì, ma se poi non fosse che un riscaldarti la testa!...

— Oh Ghita! tu non gli hai dato mente, perchè guardi sempre il tuo Eugenio; ma io... Sai? gli è perchè mia nonna, non contenta di recitar tutto il dì la corona, che in fine non è lei che m'ha fatto, non ha voluto mai lasciarmi andar sola per le vie, e manda sempre ad accompagnarmi, innanzi e indietro, quello stupido del mio fratello minore, che fa il copista da un avvocato: se non fosse così, oh me la spasserei ben alle spalle di queste cattive, che adesso ridon di me! Quel bel giovine, che tu sai, m'avrebbe già parlato, e vorrei farne crepar molte dall'invidia... Oh sì! vedi, perchè non son degni di stargli a confronto nè il Colombo, quel malcreato che fa all'amore con la Carlotta, nè il signor Antonio che parla alla Rosalia, e che avrà i suoi buoni cinquant'anni... No, no, io nol vorrei cambiare il mio amoroso, nè col Pietro della Clarina, proprio degno di lei, un giovine di bottega; nè col contino pitocco di cui si vanta tanto la Stella, e nemmeno quasi col tuo Eugenio; sebbene, bisogna dirlo, Eugenio li valga tutti insieme. E io, credilo, io sarò sempre la tua vera amica....