— Senti, Luisa, rispondeva la Ghita a quell'inquieto cicaleccio: di malizie n'hai da vendere, ma tant'è, io ti voglio bene, perchè sei sincera; e gli domanderò....

— Sì, ma stasera, stasera. Lascia poi fare a me... Domani, quando mio fratello verrà a prendermi, gli dirò che voglio accompagnarti a casa: andremo insieme, e tu troverai l'Eugenio, e ci sarà anche l'altro... Oh che bene! che allegria! non posso star cheta, solo a pensarci. — E la tristarella rideva di cuore. Ma quel suo ridere risvegliò ancora il motteggiar delle compagne.

— Oh! la è lunga stasera!... diceva una; e le altre: — Già, lei è sempre la disturbatrice!

— Qualche gran mistero!

— Oh lo sapremo anche noi! la Ghita ne lo dirà.

— Sei pur buona tu, Ghita, a darle ascolto.

— Che si faccia sposa la Luisa? oh, oh!

— E chi volete che la tolga?...

Ma queste amare baie ferivano il cuore della Luisa, che girò una lenta e torva occhiata su le compagne. E voleva rispondere, ribatter quelle parole nemiche con più acerbi rimbrotti; ma ella arrossiva, e le sue mani tremavano: allora lasciando cadere il collaretto increspato, a cui avrebbe dovuto lavorare, appoggiò stizzita la sua piccola testa su la tavola, e ruppe in un improvviso scoppio di pianto.

Maria, che sola era stata sempre silenziosa, sentì pietà della Luisa; e quando questa, non trovando più armi contro la sorda guerra delle pazzerelle amiche, finì a rispondere col pianto, ella s'alzò, le si fece accosto, le strinse con affetto una mano; indi, rivolta alle compagne, — Via, disse, siate buone! non vedete che vi riuscì di farla piangere? sareste mo contente d'esser ne' suoi panni?... E poi, che v'ha fatto mai, poverina? Su dunque lasciatela in pace, e fate vedere che avete buon cuore. E tu, Luisa, non piangere! ti vogliamo bene tutte, vedi! la è stata una burla; non àbbilo per male, o pensa piuttosto che non c'è rosa senza spine, e che tu sei ancora felice di non aver altri guai! Oh tu non conosci che si ha a sopportare a questo mondo di ben più grandi travagli!