Ma la buona intenzione di Maria, e le sue miti parole fecero peggio; perchè le fanciulle, dispettose del sentirsi ammonire da una che poco amavano — Oh vedi! bisbigliarono fra loro, vedi un po' questa che vuol far la dottoressa!

— E perchè se n'impiccia ella adesso?

— Eh la santarella! sentitela, che fa la dottrina cristiana....

— Taci, taci, Maria; si conta di belle cose anche di te, e non ci far parlare.

Così la tempesta, che prima minacciava la Luisa, scoppiò in vece su la buona Maria; la quale mortificata essa pure, tornava mutola a sedere. Ed essendo in quel punto la crestaia scomparsa dietro l'uscio interno della bottega, per salir alle sue stanze di sopra, quelle mordaci cervelline non si tennero più, e si voltaron tutte contro di Maria.

In quella, s'intese il battere delle otto. Allora fu un cinguettio, uno scoppiar di risa e di scherzi, un coro di vocine stridule e gaie, una furia di smettere i lavori alla rinfusa, di gettar su la tavola i guancialetti, le spole, le cuffie disfatte, i ricami su disegni incartocciati, le cesoie, i ditali. E ciascuna delle fanciulle correva a pigliare il suo cappellino di seta e lo scialle a scacchi o a quadretti, e tutte in una volta assediavano la povera Maria, che sola fra tutte era rimasta al lavoro. Pareva quel confuso cicalio che fanno le passerette d'una colombaia, sul vespro d'un bel dì d'estate.

Diceva una: — Senti, Maria! tu, in fondo, non sei una cattiva pasta di ragazza, ma vuoi far la gatta morta, e non ti sta bene.

E l'altra: — Non le guardate, ch'è marcia invidia che la fa parlare.

E una terza: — No, no; scommetto che sa fare anche lei il fatto suo, e voi la chiamate la novizia! andate là, povere sciocche!... Chi diceva così era la Carlotta, la più sguaiatella e la più brutta, alla quale tutte si strinsero intorno, pressandola con cento interrogazioni.

— Ah sì, dici? anche lei, con quella faccia compunta? Ma contane dunque qualcosetta, se ne sai!