Essa non lo riconobbe; ma quando e' le disse il proprio nome, — Oh santissima Vergine! esclamò, cosa viene a far qui adesso lei? Non sa che non c'è più nessuno? Non sa che sono tutti morti?... cioè, la Caterina e don Carlo... e che di Maria non s'ebbe più nuova nè imbasciata, dopo la gran disgrazia...
Arnoldo non chiese, non volle sapere di più. Ma il dì seguente, tornò muto e lento a quella casa deserta; rivide la Marta, domandò e conobbe la breve storia della sventurata famiglia, o almeno quel tanto che n'era noto alla vecchia; e pianse con lei.
Di là poi, se n'era venuto a Milano. Presentatosi con note commendatizie a quella casa di commercio, nella quale Eugenio trascinava il suo meschino noviziato, egli s'avvenne in questo giovine, che gli sembrò dabbene e sincero; e com'ebbe più d'una volta occasione di trattar con lui, quando andava a riscuotere qualche somma di proprio credito (perchè, per buona o cattiva fortuna, a questo mondo non si vive soltanto d'amore e di fantasie); così, non di rado accadeva che se ne tornassero in compagnia, senza esser per questo i più grandi amici del mondo.
Arnoldo, d'altro non sollecito che di saper la sorte di Maria, aveva inutilmente tentato ogni mezzo di trovarne traccia. Solitario per costume, e divenuto poi più diffidente, non volle aprire a nessuno l'animo suo; ma visse ritirato e malinconico nell'albergo poco noto, dove aveva preso stanza e dove altri non capitava che quel buon giovine dell'Eugenio; il quale talvolta, e quasi per forza, lo trascinava seco a diporto, per guarirlo dalla sua cupa tristezza, dicendogli che lo spleen l'avrebbe presto fatto finir tisico.
Per questo, Eugenio non conduceva l'amico nè lungo le monotone strade di circonvallazione, nè sotto i castani già brulli e nudi delle nostre solitarie mura, ma se lo traeva dietro per le corsìe più liete e frequenti di popolo; e tenendosi al braccio del compagno, sapeva, in quelle passeggiate, trovar fuori l'ora opportuna di venire verso la nota bottega, dove sedeva a ridere e a lavorare la sua Ghita; e questa ne lo ringraziava con una lunga occhiata, con un sorriso. Ma una volta fra l'altre, mentre al solito passavano appunto presso l'entrata della bottega, Arnoldo a caso rivolse gli occhi da quella parte, e vide, o gli parve vedere, la sua Maria che sedeva occupata al ricamo, vicina alla vetriera della porta... Si fermò, riguardolla ancora... era proprio dessa. Poco mancò che non gli sfuggisse un grido di gioia improvvisa. Ma la fanciulla non s'era distratta dal lavorio, non lo aveva riconosciuto. Egli allora, sforzandosi di parer indifferente, chiese all'amico se fosse stato mai in quella bottega; ed Eugenio, pensando che l'altro avesse indovinato il suo segreto, lo guardò sogghignando, e rispose che sì; poi, da buon figliuolo com'era, gli confidò il suo amoretto con la Ghita.
Arnoldo l'aveva appena ascoltato; colmo l'animo del contento d'aver riveduta Maria, egli abbandonavasi alla soavità dell'antico affetto, alla voluttà della speranza adempita. Il suo volto s'era fatto sereno, il suo cuore leggiero e aperto; parlò e rise, sì ch'Eugenio ne strabiliò, pensò fosse effetto della sua medicina, di darsi un po' di bel tempone, e poco stette che non lo consigliasse allora, da bravo amico, a far come lui, e pigliarsi dett'e fatto una bell'amorosa, gaja, alla buona, che certamente gli avrebbe cacciato la mattana. Ma si pentì e restò intraddue; quando, prima che si lasciassero, Arnoldo gli strinse forte una mano, dicendogli seriamente: — Ho un servigio a chiedervi: venite domattina da me, ch'io devo confidare al vostro onore una cosa che mi preme.
— Ben fortunato di potervi servire, gli aveva risposto Eugenio; di me potete viver sicuro, io vi stimo troppo, e... Ma non finì il complimento, e se n'andò pensando: Che vorrà mai quest'originale? O ch'egli è matto, o ch'io non ci vedo.
La mattina vegnente, non mancò all'ora data; e Arnoldo, con gran mistero, gli scoperse la promessa che lo legava alla nostra fanciulla, per la quale soltanto era tornato in Italia; e soggiunse che, dopo molte vane ricerche, il caso gliela aveva fatta incontrare nella modesta bottega d'una mercantessa; in quella appunto, a cui eran passati vicino il dì innanzi in compagnia.
Eugenio maravigliò e rise, chè gli pareva un sogno; ma l'altro prese sul serio la cosa, e fattogli giurare di non dir nulla, volle da lui la promessa di far di tutto, perch'egli potesse in qualche modo parlare alla giovine amata. Eugenio disse che non pensava l'affare molto scabroso; e prima di sera aveva già messo a parte del suo segreto l'amica, poichè non avrebbe potuto tenerlo intero per sè, a malgrado di tutte le promesse del mondo. Ma, saputo ch'egli ebbe dalla compagna che Maria era una giovine un po' diversa dall'altre, e che faceva la ritrosa e la santoccia, s'avvide non essere la cosa sì facile, e non seppe più dir nè fare.