Intanto Eugenio, al quale il racconto riusciva nuovo e strano (egli che non aveva mai pensato sul serio a' paternostri e a' credo della sua nonna), diceva tra sè e sè che quel giovine aveva più del dottore che del lord, onde l'avrebbe indovinata meglio se fosse venuto al mondo a' bei tempi del bordone e delle cocolle: del resto, che le belle Madonne dipinte sui quadri l'avessero convertito, non lo capiva; chè per lui, tutte quelle belle sante color di rose e gigli, e quelle Maddalene penitenti che aveva veduto, gli avevan fatto frullare tutt'altri pensieri in capo.
— Dopo qualche tempo, riprese Arnoldo, mio padre mi richiamò a casa; ma avend'io rifiutato un illustre matrimonio al quale egli stesso mi destinava, s'inasprì contro di me; mi respinse, e venne con le mie sorelle in Italia, ov'io lo seguitai poco di poi. Ma qui, l'amore di Maria e l'amicizia del fratel suo, come già v'ho narrato, mi ricondussero a' più santi pensieri, alla religione... Tornato in patria, volli alfine adempire il proposito fatto, e andai a visitare il mio buon zio, il quale più nulla aveva saputo della mia sorte; quell'uom venerando, giunto nell'ultima vecchiezza, era divenuto cieco. Lo trovai inchiodato dagli anni su d'una seggiola antica, ma con la mente lucida e col cuore tranquillo. Egli pianse di gioia al racconto delle arcane vie per le quali la provvidenza aveva condotto l'opera della mia salute; e levando in atto solenne la nuda sua testa, e con le mani tremanti cercando la mia, mi benedisse, ed esclamò che oramai moriva contento, perchè il Signore lasciava nella sua famiglia l'eredità della fede. Alcun tempo appresso, egli si fece trasportare, quantunque cieco, nella chiesa in cui io feci la pubblica abbiura dell'eresía!... La memoria di quel dì non uscirà mai dal mio cuore!... Ma da quel dì stesso, non rividi mio padre, e forse nol vedrò più. Nessuno, ben che il fatto della mia conversione menasse qualche rumore della città, nessuno ebbe l'animo di farne motto con lui; talchè seppi poi ch'egli ne aveva letto la notizia sui fogli pubblici... Mi fu riferito che nell'impeto del suo sdegno egli m'abbia maledetto... Oh Dio! No, no, io non lo crederò mai; e tu, o Signore, non consenti che un padre maledica al figliuol suo!... Il vero è ch'io fuggii, come un colpevole, abbandonai famiglia, amici e patria; non avrei potuto vivere come uno straniero vicino alla mia casa, a' miei; e mutai nome e cielo. Poi, qui speravo di trovar quel riposo che sempre fugge dinanzi a me, e qui mi chiamavano ancora una promessa, un amore... Ah! sì, che almeno io ritrovi quella virtuosa fanciulla! Essa non mi respingerà più; ora, io non sono il giovine ricco e potente, sono il figliuol diseredato, il povero esigliato che domanda conforto, che ha bisogno di trovar alcuno che l'ami ancora.
— Ah! esclamò Eugenio, vi dico in coscienza che di certe cose io non ne so straccio! Ma se, per dio, non v'avessi intes'io a raccontare voi stesso la vostra storia, la crederei proprio, come se mi dicessero che il Gran Turco s'è fatto eremita. Un giovine come voi, un signore, un uomo d'ingegno, far questa fine... Scusate, sapete; ma, a me, questi miracoli non m'entrano in testa; sebbene, a dirvela com'è, tutto ciò m'abbia imbrogliato un po' le idee; m'avete tirato giù certe ragioni, certi scrupoli, a cui non ho mai pensato in vita mia.
Arnoldo taceva, e teneva fissi sopra il compagno gli occhi con un'aria tra mesta e grave.
— E vorrei veder adesso, soggiungeva Eugenio, che quella fortunata fanciulla volesse far la schizzinosa. È impossibile! e scommetto che il suo nascondersi è furberia bell'e buona per tirarvi meglio in trappola.
— Non è vero! Voi non la conoscete, rispose sdegnoso Arnoldo.
— Sarà, lo dite voi, sarà! Ma pur non vorrei che... E, con un tal maligno sorriso, Eugenio scoteva il capo.
— Ah! voi ridete, voi ridete, come gli altri che mi tengono per uno stolto!... Ma voi non sapete quel che si passa qui dentro, quel che si può perdere e sperare!
A queste parole dette con fuoco, l'altro tacque, si strinse nelle spalle, e conchiuse mentalmente: Non c'è da dire! bisogna persuadersi ch'egli pizzichi del matto.
Ma poco di poi, quando Arnoldo gli confidò che al domani partiva per andare in cerca di Maria, al paesello del lago o nel dintorno, e conchiuse pregandolo in nome dell'amicizia di tentar tutto, durante la sua assenza, per averne egli pure contezza, Eugenio aveva promesso di far l'impossibile: e si lasciarono, buoni amici come prima.