X. UN'ALTRA PROVA.

Una casa di gretta apparenza, con le muraglie dipinte del colore del tempo e scalcinate, con un ballatoio alla lunga a ciascuno de' suoi due piani e un'ampia gronda tarlata che si versa all'infuori, come la tesa d'un cappellaccio su la fronte d'un pitocco, guarda su d'una rimota piazzetta, in una parte lontana della città, presso a uno de' nostri abbandonati terraggi. Da un fianco, il murello d'un'ortaglia che fa gomito nell'attiguo chiassuolo, dall'altro una casipola lunga, bassa, bucata d'usci e finestre come un crivello, angusto ricovero di povera gente; e vicino, una vecchia siepe su d'un ciglione di terra, che risponde a una strada fangosa, bistorta, orlata d'un fossato. V'ha ancora pochi angoli della nostra bella e ringiovenita Milano, i quali presentino un aspetto così malandato e tristo, da parer veramente la casa delle streghe; e chi si volesse pigliar lo spasso di cercare quel gruppo d'abituri ch'io descrivo, non aspetti al domani; perchè forse, dov'è la casa del signor Cipriano, troverà un bel palazzetto dalla fronte allegra e linda e dalle gelosie verdi, e in vece del rozzo casamento da vicini col marcio fossato al piede, si vedrà sorgere dirimpetto una fabbrica bianca, recente, di cinque piani, da far invidia a chiunque abbia due spanne di terra al sole.

Il signor Cipriano era un antico fabbricatore di cioccolatte, il quale, avendo avanzate di buone migliaia di scudi, e non volendo morir sul mestiero, chiusa bottega, si ritirò a goder negli ultimi anni il frutto de' suoi sudori in santa libertà. Egli aveva dunque comperato quella casa a mezzo prezzo; ma poich'era assai taccagno e aveva spesa sempre la sua lira per venti soldi almeno, si ridusse a menar grama vita in quella topaia cadente, dove una volta aveva sognato di far il signorone. E parevagli di toccare il cielo col dito, allorchè sdraiato su d'una panchetta accanto al fuoco, col fido suo fiaschetto di vin d'Ossona al fianco, ruminava, tra l'una e l'altra mezzina, il conto degl'interessi de' suoi capitali, all'uno o al due per cento il mese. Quand'egli attraversava la piazzetta per entrar nella sua porta, andava tronfio, a lento passo, con le mani intrecciate sotto la schiena; e, levando il grosso ventre e il naso bernoccoluto, sbirciava su per le finestre e pe' terrazzini le più tonde e frescoccie comari del contorno: tutti lo conoscevano, e gli facevan di cappello, quasi al bassà del quartiere; perchè tutti supponevano che tenesse un bel morto sepolto in cantina.

Dal primo all'ultimo de' sessant'anni, a cui toccava allora, egli era stato schivo sempre d'ogni molestia e d'ogni cura; e se non volle mai tor moglie, fu per non avere il pensiero de' figliuoli e l'impaccio della donna, ch'egli soleva chiamare la più spallata mercanzia del mondo. Ma, poco tempo prima, s'era condotte in casa la signora Barbara, sua sorella, vedova d'un fallito, e la Savina figlia di lei, che sole di tutti i parenti gli eran rimaste, e che s'accontentarono di governare la casa e pagar la pigione; perchè l'idea di fare un dì o l'altro una grossa eredità era l'áncora della loro speranza. In casa però, il signor Cipriano aveva sempre tenuta la mestola a suo modo; e ben se lo sapeva quello zotico baccellone di Michele, ch'era l'unico famiglio, quando il padrone, dotato d'una memoria spilorcia da far fremere, gli faceva dar conto ogni dì, della croce dell'ultimo quattrino.


Nella casa di questo novello Arpagone noi troviamo adesso la nostra fanciulla, in qualità di cameriera della signora Barbara; la quale, incapricciata che la sua Savina diventasse una damigella e facesse un bel partito co' fiocchi, non voleva più vederla attendere alle meschine cure della famiglia.

Maria vi stava già da un mese. Abbandonata ch'ebbe la bottega della crestaia, si gettò nelle braccia dell'unica conoscente che le restava, la signora Giuditta; e pianse, raccontando il pericolo che correva, e la scongiurò che le procacciasse un altro ricovero, una casa onesta, dove potesse viver più sicura, e nascosta a tutti. Appunto alcuni dì prima, la signora Barbara s'era raccomandata alla Giuditta (da un pezzo si conoscevano) chè facesse di trovarle una brava e savia giovine, la quale, contenta di poco, s'allogasse presso di lei. Dunque, la cosa fu ben presto combinata; e Maria, altro non sospirando che un'esistenza casalinga e solitaria, ringraziò il cielo che le avesse conceduto quel ricovero.

Ell'era così docile e buona, che subito la signora Barbara prese a volerle bene; e il suo costume, le sue parole avevano un incanto così gentile e dolce, ch'essa pure la giovinetta Savina le pose molto amore, e volle subito che tra loro si dessero del tu. Maria le apparecchiava ogni mattina il più fresco e mondo vestito che pareva sempre del dì delle feste, un candido grembiule coll'orlo a traforo, e un bel collare a pieghette, e la cuffietta la più leggiadra, ch'era una grazia a vederla. E la madre si ringalluzziva tutta, nè capiva in sè della gioja, trovando sì bellina e compita d'ogni cosa la figliuola, che tutt'altra sembrava da quella di prima.

Tutta la casa poi, in quel breve tempo, risentiva già della presenza d'una sollecita regolatrice, a cui il buon ordine e la mondezza sono necessità e abitudine; i vecchi mobili polverosi, muffati, del signor Cipriano, le tende delle finestre e le cortine de' letti luride e cadenti, avevan ripigliato un'aria di giovinezza e di pretensione. Fino quel semplice di Michele, il famiglio, voleva farsi in quattro per ripulire e rassettar le camere, il salotto e la cucina; e lavorava a tutta schiena a rigovernar le pentole, le casseruole, le stoviglie, obbediente come un cagnolino a tutto quel che Maria gli dicesse; perchè glielo diceva con un far così benevolo, ch'egli, usato a ricever buone lavate di capo dal padrone per cose da nulla, sarebbe per essa ito nel fuoco. L'avaro era il solo che più di frequente brontolasse di quelle novità; nè ci voleva meno di tutto l'accorgimento e di tutta la pazienza della sorella a persuaderlo che un uomo della sua qualità, con venti mila lire buone di rendita, doveva tenersi in credito, e aver una casa da cristiano; ma la ragione che lo faceva star più cheto, era che non gli toccasse di far vedere la luce a un soldo di più.

Dopo che stava in quella casa, Maria non ne usciva mai, fuorchè la domenica di buon'ora, per andare alla messa nella chiesa più vicina. L'inverno si rabbruscava sempre più; il cielo era quasi sempre rannuvolato e piovoso, e le prime nevi avevan già messo nell'aria quella muta malinconia, che par s'acconci tanto bene a una vita rassegnata e oscura.