Sbrigate le faccende di casa, tutta la gioia di Maria era di potersi ritirare nel silenzio della sua camera. Allora rialzata una cortina del balcone che metteva su la ringhiera, sedeva assidua al suo lavoro, là presso, sotto la poca luce; e le pianticelle d'un vaso di garofani, ch'essa teneva su d'un vicino armadietto, lasciavan talvolta cadere sul suo grembo alcune secche fogliette. Quel piccolo vaso, senza un fiore, quell'arida pianticella, quegli steli d'un pallido verde, ricadenti su l'orlo del vaso, bastavano a risvegliar nell'anima sua il dolore del tempo passato, il mesto desiderio d'un avvenire più felice. Si ricordava che nella casa di suo padre, sovra la soglia della sua finestra verso il lago, ella soleva una volta educare una famigliuola de' fiori che più amava; e via via, di pensiero in pensiero, il suo cuore la rapiva... Essa non era più là, era con sua madre e con la vecchia Marta, era con suo fratello... e con un altro!
E dimenticava tutto, per ricordarsi solamente d'una appassionata canzoncina, che un giorno era tanto piaciuta all'amico suo:
ROSA.
Chi è che vien sì lenta e sospirosa?
Povera Rosa! Rosa innamorata!
Era un raggio del ciel la sua sembianza;
Ora è senza color, senza parola:
Prima al canto d'amor, prima alla danza,
Ed ora agli occhi di ciascun s'invola;