— Oh! per me non ci penso neppure, io sono povera! rispondeva Maria con un sospiro, senza levar gli occhi dal trapunto.
— Via, via, ripigliava il vecchio, non ti crucciare. Tu sei carina, buonina... e se non fosse... Oh sì, tu adesso sei della famiglia, e vorrei quasi... capisci? Io sono di cuor tenero, mi piace che tutti mi voglian bene... capisci? Però, non son ricco... è un babbuino chi lo crede; lo devo ben saper io, io che sono capo di casa: una famiglia costa gli occhi del capo, altro che baje!... Ma pure, vada!... per le feste del Natale, ti voglio regalare, sì regalare... uno scialle rosso, a fiori, magnifico, che ti ruberà gli occhi! E tu lo porterai per amor mio, non è vero?
— Ah no! signore, non faccia niente, io ne la prego! lo interrompeva Maria, arrossendo tutta.
— Tant'è! l'ho detto, e lo farò. E levandosi ritto, teneva fissi su lei gli occhi di bragia, la divorava con gli sguardi.
— Ecco qui, voi! gli dava allora sulla voce la sorella. Che idee vi girano in capo? Non avete mai in vita vostra regalato alla mia Savina, ch'è pur l'unica vostra nipote, nemmen la capocchia d'uno spillo, e adesso vi salta il capriccio di donar uno scialle alla serva?... Cosa credete che costi? non ve la cavate con manco d'un paio di luigi! avete capito?... Eh andate a letto, chè la testa vi gira, e non mettete così sossopra le figliuole! Maria è una brava fanciulla, e fa bene a dir no. Pensateci bene... due luigi! voi che gridate tanto di me, che per una settimana tempestate, s'io spendo mezzo scudo!... Andate, andate in letto, ch'è l'ora.
Per buona ventura quelle parole, due luigi! eran magiche sul vecchio spilorcio; il quale, pigliato un moccolo, obbediva, brontolando frasi scucite, e incamminavasi verso la sua camera, tentennando la grossa persona su le gambe mal ferme. Ma quand'era sull'uscio, rivolgevasi; e levando il lume alla dirittura de' suoi occhi lustri e accesi, salutava con la palma tesa la fanciulla, e lo diceva con una vocina stonata: — Buona notte, Marietta! buona notte, mia bella stella d'oro! ah! ah! eh! eh!... E, data una girivolta, imboccava nell'uscio e se n'andava.
Fino a quel dì, sull'anima candida di Maria non era caduta pur l'ombra d'un pensiero di tema: ella viveva sicura, e senza alcun sospetto che il suo padrone tenesse gli occhi sopra di lei. Era innocente, nè il suo cuore poteva concepire quanto d'abbietto e d'infame vi fosse nelle semplici e rotte frasi che il vecchio le indirizzava in quella sera. Abbandonata nella disgrazia, benchè avesse patito molto, essa ignorava ancora che sciagure più atroci e prove più dolorose sovrastano alla povera innocenza; ignorava che l'uomo sembra quasi compiacersi di gettar la contaminazione dov'è la miseria, come se questa possa esser la scusa della colpa.
Ma in quella sera, le si svegliò nell'anima un turbamento, un timor muto, del quale non sapeva spiegar la cagione. Quando si ritirò, sentiva un'inquietudine ne' pensieri, un raccapriccio in tutte le fibre, come il senso arcano d'una nuova sciagura; e ad ogni momento tremava di trovarsi tutta sola. Le risonavano ancora all'orecchio le parole che il vecchio le aveva dette, e ch'essa non intendeva; ancora le pareva di vedere il suo volto contraffatto dal ghignar di quella sua strana giovialità, i suoi guardi di fuoco, e gli atti schifi, e il maligno saluto. Quelle parole, quell'aspetto le somigliavano un terribile scherno, e le mettevano in cuore un gelo, un ribrezzo che non aveva provato mai.
Volgeva intorno gli occhi sbigottiti, e il viso sparso di freddo sudore; trattenendo il respiro, tendeva l'orecchio al più leggero strepito che si movesse nell'altre stanze. E, nel terrore dell'abbandono, domandava al cielo la grazia d'essere liberata da quell'affanno, che le pareva effetto d'una visione spaventosa.