A poco a poco tornata in pace, s'avvicinò al suo letto, e slacciando il fazzoletto che le copriva la testa, si sgruppò la bella treccia bruna, che le si diffuse tutta sulle spalle e sul seno...
In quel momento, le percosse d'improvviso l'orecchio un quieto strisciar di pianelle, come il passo d'alcuno che s'accostasse al suo uscio. Sollevò al cielo il volto supplichevole; e poi, serrando le braccia strettamente al seno, si raccolse come in sè stessa, e stette senza movimento e quasi senza vita. Così una giovinetta indiana, la quale, fuggita dalla sferza del sole, riposavasi all'ombra del fedele sicomòro, si risveglia con subitano balzo da' suoi sogni dorati, e rimane muta, fredda, tremante, sotto la malía degli accesi occhi del serpente, che vede trascinarsi col lubrico ventre su per la zolla di muschio, ov'essa poco dianzi dormiva.
Poi, quel cauto stropiccìo di passi le parve allontanarsi, e poco di poi cessar del tutto. Essa palpitava ancora, ma lo sgomento che l'aveva compresa divenne meno; diede un gran sospiro, e le si allargò il cuore. Pure, quando fece per ispogliarsi del suo modesto vestito, un segreto istinto di pudore, che le nacque nell'animo in quel momento come il gemito dell'innocenza, le persuase di coricarsi vestita com'era, senza quasi ch'ella osasse domandarne a sè medesima il perchè.
Si gettò dunque sul letto, ma per tutta la lunga notte non potè chiuder gli occhi al sonno, nè trovar un istante di quiete. A ogni poco, il più lontano suono la riscoteva; e balzando a sedere su la coltre, ascoltava, tremava. E que' risalti e quelle paure erano per nulla: una volta era lo stillare d'alcuni ghiacciuoli che staccatisi dalla grondaia battevano su la balconata; poi, era un gatto che saltando dall'abbaìno attraversava su pel lungo ballatoio della casa; poi, qualche povero diavolo, un di coloro che non han luogo nè fuoco, il quale cacciato fuor della porta del vicino tavernaio, se n'andava in ronda gagnolando qualche rozza canzone, e faceva scricchiolare sotto i suoi passi la neve gelata, camminando a sghembo, come si dipinge la saetta.
Oh come la fanciulla benedisse il ritorno della mattina! Ma gli ultimi giorni del dicembre, sotto l'umida coperta delle nebbie, nascono sì tardi su le tetre vie della città, e stillano i brividi della tristezza nel cuore. Nondimeno ella spalancò il balcone, e tutta consolata bevendo quell'aria cruda ma aperta, credette di tornare alla vita. Quando fu per uscire della sua camera, un dubbio inquieto le arrestava ancora il passo, perchè sopra ogni cosa temeva d'incontrarsi sola col vecchio padrone. In casa nessuno erasi levato, fuori di quel poveraccio del Michele: e Maria lo pregò con tal modo le desse una mano a rassettar le camere, che il buon uomo non sel fece dire due volte, e in manco di mezz'ora rimuginò e ripose tutte le masserizie, che si sarebbe potuto specchiarvisi.
Poi, per tutto il dì, Maria non si tolse mai dal fianco della sua padrona, schivando sempre, con uno o con un altro pretesto, d'abbandonar la camera ove stava con essa e con la figliuola. Ma il signor Cipriano era uscito di buon'ora, nè tornò fino al desinare; durante il quale, rimase sopra pensiero, non disse mai parola, non guardò a nessuno, e tenne un broncio duro che gli s'acconciava a meraviglia. Maria non poteva crederlo, ma pur non desiderava di più: la sorella e la nipote di lui non ci vedevan dentro chiaro.
Il dì dopo fu lo stesso, così che la fanciulla cominciò a rassicurarsi, a pensare che il suo timore fosse il giuoco d'un sogno cattivo; ella si persuase perfino, che il sospetto che l'aveva presa, fosse un reo pensiero dell'anima sua, una colpa di più... Povera innocente!
Intanto il dì del Natale era passato, e nella casa del vecchio avaro tutto camminava col solito andare. La mattina breve, ma pur tediosa, era appena ingannata dalle poche faccende della famiglia, e da qualche rara visita d'una comare del vicinato o d'alcuna delle amiche della padrona. La sera poi, al consueto, le tre donne sedevano presso la tavola; e il signor Cipriano se ne stava nel salotto, rincantucciato al focolare, in compagnia del suo fiasco di vin vecchio, e studiava sul fido libricciolo degli interessi il conto della fin dell'anno, quel conto fatale ai poveri debitori; e al saldar di ciascheduna partita, vôtava d'un fiato il colmo bicchiero, e lanciava un'occhiata lunga e maligna alla giovinetta pensosa; una somma, un buon bicchiero, e un'occhiata di traverso, e via con questo giuoco. A mezza sera le donne si ritiravano, e il padrone rimaneva ancora per un buon pezzo a succiare del suo boccale; e allargando le gambe a cavalcioni del fuoco, rintascato il libro nero, lasciava le briglie a' suoi pensieri, si deliziava ne' più bei castelli in aria che abbian mai ballonzato nel cervello d'un vecchio.