Una sera fra le altre — egli era solo, e bisogna che qualche strano ghiribizzo gli stuzzicasse la fantasia, perchè grattavasi le orecchie, e di tanto in tanto, sfregandosi le mani o facendosi scricchiolare le dita, borbottava strane e rotte parole, lasciava sfuggire certe mute risa, da disgradarne il don Bartolo della commedia; al quale somigliava, imbacuccato com'era in una grossa berretta di cotone e nell'emerita vestaccia da camera che aveva tutti i colori dell'iride.
— Tant'è! bisogna venirne a capo, o non sono io!... È oramai tempo! non posso proprio star più nella pelle — così borbottava il maligno vecchiardo. — Ho un fuoco qui dentro che mi brucia!... Mi par quasi di non aver più testa, e tutto mi balla in giro. Ecco! di tante belle cose ch'io aveva pensate da dirle, non ne so più un'acca. E sì, che quando mi ci metto, so parlare in punta di forchetta!... Maledette le parole! Basta, sarà quel ch'ha da essere. Quando la vedo, mi sento rimescolar tutto... Ma ella? se bastasse il promettere, manco male, le prometterei Roma e Toma... E qui pensava.
— A ogni buon conto, se la tristarella ha il cattivo uso di serrarsi in camera la notte, questa controchiave farà il fatto mio... Una volta ch'io ci sia, il resto vien di per sè. Vorrei vederla, che quel musetto avesse ad arricciare il naso alla vista di questo bel rotolo di ruspi nuovi!... E si toglieva di tasca un cartoccio, e lo contemplava con occhi di ramarro.
— Veramente, penso che dodici son troppi, e mi piange il cuore... perchè, se la fosse come tant'altre con qualche cencio e un par d'orecchini... e saltar tant'alto!... Eh! una volta, che tempi! Gli è vero che allora io era più fresco, e che quell'altre non tenevano soltanto a' miei soldi... E si ringalluzziva, poi guardandosi nell'antico specchiaccio ch'era sopra il camino, scoteva il capo e rannuvolavasi in volto. — Ma questa piagnolona non so come pigliarla. Se non fosse che le voglio un bene matto!... Eh via! chè il mio grimaldello apre qualunque uscio... E riponeva il rotoletto.
— E poi? vada todos! la sarà l'ultima questa, non ci casco più da vero, mi costa troppo caro: tant'e tanto, di questi dodici bei zecchinetti, mi ricatterò su quel piccolo prestito d'ieri... Ma basta, basta, non voglio arrischiar troppo, chè potrei far qualche marrone, e perder la testa. Dunque, zitto, zitto! Parmi che a quest'ora tutti debbano dormire... E levavasi, e camminando su le punte de' piedi andava a uno, poi all'altr'uscio della stanza, appostandosi alla toppa a origliare. — Oh non è niente!... mi pareva... è un'immaginazione! E poi, sono in casa mia e, alla peggio, tengo il coltello per il manico, io! Dirò che risvegliato dal rumore, m'è parso che alcuno entrasse in casa, che da buon padrone non voglio scandali, e... gliela farò pagar salata, la caccerò di casa mia... Ah! ah! sono un uomo io? Or che ci penso, potrei anche smagrire il rotolo, tirarne fuori uno o due di questi ruspi; un di più, un di manco, è lo stesso per lei; già non la starà a contarli. — E pigliato il piccolo cartoccio, ne traeva fuori uno zecchino, e se lo riponeva nel taschino del panciotto. Poi passeggiava per la stanza lentamente, con passi studiati, accorti, poi tornava a origliare. E solo, a ora a ora, susurrava: — Ah! mia speranzina, mio tesoro! che m'hai stregato, che m'hai rubato il cuore, che m'hai fatto diventar giovine di vent'anni!...
E il vecchio rimbarbogito s'avviò verso l'uscio del salotto. Ma n'andava di male gambe, chè tra il molto vino bevuto e una cotal segreta paura, adombravasi, sostava a ogni passo, quasi che alcuno lo spiasse; e si guardava le calcagna, come il lupo che sente le peste del villano.
Nel mentre che il reo babbaccio così andava mulinando l'infame suo tentativo, Michele, il dabben servitore, insospettito del perchè il padrone, a quell'ora così tarda, non si fosse coricato, si cacciava all'oscuro per il corridoio che conduceva alla camera di Maria; poi, cautamente avvicinatosi all'uscio ch'era chiuso, batteva un tocco leggero, dicendo sotto voce: — Maria, aprite, son io, sono Michele; aprite per carità!
L'uscio s'aprì, e la fanciulla comparve ansiosa, atterrita, tenendo il lume in una mano, e con l'altra raccogliendosi sul seno il giubboncino, del quale già stava per dispogliarsi.
— O Maria, disse Michele con accento rapido e sommesso; bo una cosa a dirvi, e in tutt'oggi non ho potuto mai trovar il momento...