In quel momento terribile, la fanciulla, raccolta la poca lena che ancor le restava, e sostenuta nel cuore da una virtù sovrumana, fremendo d'orrore in ogni sua fibra, fece sembiante di cedere alla brutale forza che la strascinava... Poi, con una improvvisa stratta, si sciolse del feroce abbracciamento del vecchio, e sorta di lancio, con quell'impeto che lo spavento aveva fatto più grande, lo respinse, lontano, gridando: — Lasciatemi, infame! il Signore vi punisca!... lasciatemi!
Il vecchio demente, mezzo ebbro e arrancato com'era, rinculò barcollando, vacillò, e cadde rovescioni sur una tavola; e traendo seco a ridosso la tavola, il lume e ogni altra cosa, stramazzò con gran tonfo sul terreno, nè potè più rialzarsi: ammaccato e malconcio, andava lamentandosi con un rantolo affogato, interrotto; finchè giacque immobile e riverso nel lurido sfinimento dell'ebbrezza.
Maria era fuggita.
XI. IL RITORNO.
Era un giorno freddo e oscuro, nel cuor di gennaio. Stendevasi per tutto il cielo un immenso, uniforme padiglione di nuvole cenericcie e cupe, non interrotte da nessuno screzio di sereno, nè pure distinte dalla lieve striscia di quel chiarore pallido, che sembra almeno rammentare esservi ancora sotto al malinconico manto dell'inverno il nostro sole. L'atmosfera, che la notte innanzi s'era irrigidita per lo spirare d'un acuto, gelido rovaio, pareva più greve nella sua morta quiete, come allorchè promette vicina la neve.
La strada era solitaria, le rive, le campagne si confondevano mute, nude, in tutta la squallidezza del l'inverno: le rotaie del cammino erano insudiciate d'un limaccio pesto, sdrucciolevole, e rotte a ogni tratto da fossatelli e da pozze. La natura intirizzita e moribonda, le piante aride e grame che lasciavano cadere qualche ramicello spezzato dal gelo, l'ultime foglie già morte; non un fiore, nè un fil d'erba che spuntasse di sotto la neve già vecchia e gelata, nè un passero che saltellasse fra i vizzi rami. In mezzo a quella scena, la quale t'avrebbe messo il freddo nell'ossa e nel cuore, erano solo indizio di vita i tocchi replicati e sordi del mezzodì, che venivano dal campanile d'un lontano paese. E la neve, già promessa dal rovaio della notte innanzi, cominciava a cadere fitta, quieta, a larghe falde; sì che ben presto tutta la campagna fu ricoperta d'una nuova veste biancastra, che lasciava appena indovinare giù per le avvallate costiere la pesta del cammino.
Già da molte ore continuava a nevicare a gran fiocchi; eppure su quella strada deserta un povero cavalluccio, con la groppa coperta d'un ruvido coltrone addoppiato, andava trascinando a fatica una di quelle carrette a due ruote, con le spallette armate di quattro legni ad arco, e sopravi tesa una grossa tela di canapa, che formava il tetto dello strabalzante traino. Sul davanti, era seduto, con le gambe penzoloni all'infuori d'una delle stanghe, un buon villano, il padrone della carriuola: egli aveva una berretta rossa e nera, tirata su gli orecchi, cadente da una banda e suvvi un vecchio cappellaccio sfondato; e invece di mantello, anch'esso, come la sua bestia, portava su le spalle un grosso boldrone di lana. Di tanto in tanto dava un buono scrollo alle briglie di corda che teneva fra le mani, e col mozzicone della frusta punzecchiava le anche del paziente ronzino, o co' più strani versacci l'aizzava a un impossibile trotto; perchè la povera bestia, con le zampe ingranchite dal gelo, sprofondava fin sopra al garretto nella neve già alta, e a stento vi rompeva una callaia, inciampando sovente, e levando il muso, sbuffante come un Rabicano.
— Uh! uh!... maledetta bestia! gridava il villano il quale, come gli eroi d'Omero, aveva costume di parlare col suo cavallo: uh! uh!.... e' pare che sia la prima volta che tu batti questa strada, e sì che, per dannata sorte, io potrei contarne gli alberi e i sassi... hop! hop! non c'è verso; è come se parlassi alla cavalla orba del mulino... Poveraccia! un po' di ragione l'hai anche tu; chè con una neve di questa fatta, non ci si può vedere più in là del naso... Ah! la è una vita ladra la vita della povera gente! Oh se almeno, arrivato che fossi a casa, mi aspettasse un po' di roba da cristiano sul tagliere, un bel fuoco allegro, e un buon letto!... Ma non c'è santi per noi!... La casa è aperta alla furia di questo tempo indemoniato, i miei due marmocchi a piangere sulla porta, e la mia donna a gridarmi dietro che non ho guadagnato una boccicata; e rotte le impannate delle finestre, e sul focolare morto una pentola screpolata!... E poi domani, andare in giù con quattro ceste d'erbaggi, e qualche fardello, se pur capita, e tornare in su il dì appresso con le ceste vôte, e le tasche magre... E poi da capo sempre la stessa vita, finchè sia venuta l'ora di tirar le calze... Oh! se qualche volta non si guardasse in su, di sopra ai tetti, sarebbe meglio vendere l'anima al diavolo che forse è più galantuomo di tante birbe di questo mondo!... Ah che giornata! che neve!... Eh! uh! trotta, che la mangiatoia t'aspetta con una buona bracciata di fieno; trotta, trotta, se non vuoi star digiuna come me, bestia dell'inferno!