Così andava brontolando il villano; mentre spingeva gli sguardi di sotto all'ale del cappellaccio, per vedere attraverso la folta neve se spuntasse l'acuta cima del campanile del suo paese.
In quel punto, un lungo sospiro, il gemer d'una voce soffocata, che uscivan del fondo della carretta, gli ruppero il filo dei pensieri; e allora rivolto indietro il capo si ricordò della giovine, alla quale partendo da Milano egli aveva avuta la carità di ceder quell'angolo; una poveretta che aveva incontrato, appena fuor delle porte della città, sola, tapina e malata. E per tutto il durar del viaggio, che certo avevano fatto un diecisette miglia, ell'era rimasta là, in quel fondo, come in un nascondiglio, accosciata, raccolta ne' suoi miseri panni, e coperta d'una vecchia mantellina nera, che nascondeva quasi del tutto il suo viso pallido e le sue bianche mani tremanti di freddo; nè lungo la via aveva detto mai una parola, ma era stata così cheta, che il buon cavallaro aveva già dimenticato la sua compagna di viaggio.
Pure quel nuovo gemito aveva un non so che di doloroso, che ruppe il cuor del buon uomo; il quale si pose a contemplar la giovinetta con quella compassione rozza ma schietta, che sì forte sentono i cuori di coloro, i quali, senza saperlo, fan vita domestica con la sventura. E vide l'infelice, benchè si tenesse tutta chiusa nella sua mantellina, agitata da frequenti brividi, tremante per tutta la persona con le labbra livide e semiaperte, e il viso scolorito e rigato di lagrime. Ella piangeva, soffriva, eppure soffocava il suo dolore.
— Ehi! cos'avete, quella giovine? vi vien male? dite su! mi fate una compassione...
— No, rispose con una voce debolissima che appena giunse all'orecchio del cavallaro; no, ho dei travagli...
— Eppure, voi dovete aver freddo, tremate come una foglia! Mi rincresce, sapete, che faccia un tempo così brusco, più per voi, che per la mia povera bestia e per me! Siete così bianca e sparuta, che non vorrei che questo vento gelato vi portasse via.... Maledetta neve! non n'è mai venuta tanta, come in quest'inverno; è proprio una Russia!... Ah! trotta, bestia poltrona!... Oh, guarda ch'io non ci aveva dato mente! prendete, la mia figliuola, prendete questo mio tabarro; è una grossa coperta di lana, ma tant'e tanto vi terrà un po' di caldo; e io, bestia! che non ci ho pensato prima!...
— Oh! no, brav'uomo, rispondeva la giovinetta; io sto bene, e poi siam vicini al vostro paese: non è vero?
— Eh! questa dannata strada non la finisce mai, come quella del paradiso; il campanile lungo, lungo del nostro Cantù è sempre là, nè mai ci s'arriva. Pigliate, via! pigliate la coperta; avreste ben potuto cercarmela voi, chè per me gli è tutt'uno, ci sono avvezzo a fare questa vita, e ho l'ossa dure... Mo, brava, siete buona, così! chiudetevi ben dentro che vi sentirete meglio, e tiratevi i piedi sotto... Oh! guardate, se una giornata come questa la doveva toccar proprio a noi, con questo vento che taglia la faccia, e questa neve che seguita allegramente. Brr! brr!...
— Vi ringrazio della vostra carità, disse la fanciulla, che ravviluppatasi nel boldrone del villano sentiva di tornare in vita, ed era tocca nel profondo del cuore dalle parole del galantuomo.
— Oh! riprese l'altro, fate conto davvero di tirar innanzi fino a Como, con questo tempaccio del diavolo?