— Eh! m'è costato poco, la mia figliuola; che quasi m'ero dimenticato che c'eravate voi nel fondo della mia carretta. Oh! promettetemi almanco, che se aveste a passar ancor di qui, se tornaste un'altra volta a Milano, farete capitale di me; al caso, cercate conto di Battista il cavallaro; e tutti v'insegneranno.
— Ah no! colà io non ritornerò mai più; e così non vi fossi andata mai!... Addio dunque, buon Battista; ricordatevi qualche volta anche voi della povera orfanella.
Il buon villano pareva commosso, e: — Che almeno io sappia il vostro nome, riprese, perchè voglio che stasera la mia piccola Tecla dica un'avemaria per voi...
— Sì, la preghiera dell'innocenza mi farà del bene! ditele dunque che raccomandi la povera Angiola Maria.
Al momento di congedarsi, la giovinetta s'avvicinò al cavallaro, e traendo dalla taschetta del grembiale una moneta d'argento, fece prova di mettergliela nelle mani; ma egli, levata la destra in atto di malcontento, si fe' brusco in viso, e con un salto fu di nuovo al suo posto su la carretta; menò una buona sferzata al suo ronzino, il quale, come sentisse l'odore della stalla vicina, tirò innanzi di galoppo: un momento appresso, l'uomo e la carretta erano scomparsi; e la fanciulla si trovò sola, in mezzo alla strada deserta e nevosa.
Ma quella sicurezza ignara quasi del pericolo, quel semplice coraggio che la provvidenza ha messo nell'anime innocenti, in quel duro momento rinacque in essa. Ell'era sola, ma pensava che intanto sua madre in cielo pregava per lei; il cuor suo batteva tranquillo, nella fiducia che la risoluzione da lei presa le fosse stata inspirata di lassù; onde, senza nessun terrore, s'apparecchiava a incontrare la traversìa del cammino, il rigore della stagione e l'incertezza dell'avvenire.
Solo un pensiero di malinconia le chiamò in quell'ora una lagrima sugli occhi; era un involontario ritorno dell'anima al passato, il ricordarsi con che diverso augurio, con che lusinghiere speranze essa aveva attraversato, poco più d'un anno prima, quelle stesse strade, que' luoghi stessi, che voti erano stati i suoi, che incantesimo pareva la sua vita. E adesso, in poco tempo, qual funesto mutamento, qual lezione dolorosa!... Non più speranza nè amore, non più madre nè fratello, nè altra consolazione o promessa; dietro a sè lasciava il disinganno dell'innocenza, e l'orrore della malizia degli uomini; e nell'avvenire, non aveva più nulla, nulla, se non la fede nel Signore; la fede, che serbava sempre per essa lo stesso sorriso, ed era come quell'angolo di cielo azzurro, che ha una stella di pace nel mezzo, quando la notte è buia e l'aria carica di nubi nere.
Maria si mise per una viottola di traverso, che la guidò sul sagrato d'una antica chiesa, fuori dell'abitato, che quei del paese chiamano la Madonna de' miracoli. Per avventura la porta n'era aperta; ella entrò, e inginocchiata appiè dell'altare, innalzò a Dio dal fondo del cuore una preghiera pudica, ardente, segreta; una preghiera tutta d'amore, che nessuno le aveva insegnata, e ch'era così pura, così preziosa! La chiesa era vasta, deserta, oscura; un lumicino, sprizzando le ultime scintille, moriva a fianco dell'altare. In quella solitudine, in quel silenzio le risovvenne la sera, quando, sola del pari al cospetto di Dio e tutta tremante d'una gioia segreta, aveva ascoltate le calde parole del giovine straniero e ricevuta la promessa dell'amor suo.
Allora compresa da religioso spavento, quasi che le pesasse su l'anima, grave come la memoria d'un delitto, quell'importuno pensiero, posò la fronte ardente sul freddo marmo della balaustra dell'altare e con ferma voce proferì queste parole: