— O Signore, io aveva dimenticata la vita oscura e tranquilla, nella quale voi mi poneste; e la vostra mano s'è aggravata sopra di me. Io adoro il vostro giudizio; ma se il piangere che ho fatto, se le prove che voi mi mandaste, han potuto espiare in qualche modo la mia colpa, oh! salvatemi voi da questa memoria che mi perseguita, datemi il mio cuore di prima!... Io perdono a tutti quelli che m'hanno fatto soffrire, e voi perdonate a me! E perdonatemi ancora, se vi prego, o Signore, per lui! È soltanto perchè anche a lui apriate gli occhi della mente, onde vi conosca e v'adori nella grazia della fede. Io benedico il vostro santo nome; e voi guardate al breve cammino dell'orfanella su questa terra!...
Fatta questa preghiera, si levò con una tacita divozione; e togliendosi dal collo il rosario di sua madre, che ancora teneva nascosto in seno da quella notte fatale in cui era fuggita dalla casa del suo esoso padrone, appese quel dono povero ma prezioso accanto dell'altare, come un'offerta della cosa più cara ch'ella s'avesse; l'appese fra i molti voti d'altre infelici e afflitte creature, ond'era coronata quella santa immagine della Madre di Dio. E così, compito ch'ella ebbe l'ultimo sacrifizio del suo amore sulla terra, uscì della chiesa con l'anima piena d'una contentezza soave, di pensieri intemerati e tutti nuovi; e il cuor suo si sentì riposato in quella certezza che consola i più lunghi travagli, nella certezza che dal Signore le era perdonata la sua colpa.
Attraversato il borgo, allora taciturno e quasi deserto, si mise per la vecchia strada di Como, lungo quella bella costiera orlata dall'ultime cascine del paese; e con leggiero e spedito passo, benchè il terreno fosse molle e manchevole per la neve recente, camminava pronta e sicura; poichè, portando essa povere vesti e grossi zoccoli all'uso delle contadine, pensava che nessuno l'avrebbe osservata; e quasi le pareva fosse tornato quel tempo che, fanciulletta ancora, correva in libertà su per gli erti dossi della sua terra, a cercar pe' sentieruoli e sotto le più tarde nevi i cespi delle viole de' suoi monti.
Ma l'aria che prima s'era mitigata, si fece a poco a poco più cruda e tagliente. La fanciulla rivolgeva attorno per la campagna gli occhi attoniti e stanchi; e quell'uguale, infinita veste biancastra, che tutto ricopriva il piano e l'altura, le metteva ancora nell'anima certa mestizia, mentre la gelida brezza le feriva il viso dilicato, e le correva con un brivido per le membra infievolite. Ella tentò allora di seguitar con più rapido passo la via, chè sperava il camminare potesse ridarle animo e calore di vita; ma, essendo rimasta digiuna per tutto quel giorno, sentiva già languir le poche sue forze, perchè non era più avvezza a quell'aspra vita. E ben presto il suo non fu più camminare, ma uno strascinarsi lentamente su per la salita, che comincia a due miglia circa dal paese a cui aveva dato le spalle; e i passi le mancavano, e più d'una volta fu costretta di fermarsi e appoggiarsi al tronco d'un albero, a un masso della riva, per non cadere oppressa e sfinita. E nessuno v'era che potesse intendere il suo gemito, quel gemito che il durare del patimento avrebbe strappato alle anime ben più forti che la sua non fosse; ella avrebbe potuto venir manco e finire colà, senza che nessuno il sapesse: per tutta la strada non aveva incontrato anima viva.
Alla fine, di lontano, in mezzo alle nebbie che andavano sempre più raddensandosi, gli occhi abbagliati della fanciulla distinsero un mucchio di case, la piccola colonna di fumo nericcio, che fuggiva del comignolo d'un casolare poco discosto; poi le giunse all'orecchio l'abbaiare d'un cane; e le parve quasi il saluto d'un amico.
Allora, ripigliato un po' di lena, strascinò a stento i passi fino alla casupola che prima aveva scorta; e giunta all'entrata d'una morta siepe di pruni, che faceva cinta alla piccola aia dinanzi alla casa, vide quel cane che malinconiosamente uggiolava. Pure al suo avvicinarsi, il buon animale levò il muso e si tacque, come se l'aspetto d'una creatura sofferente l'avesse raumiliato. Ristette un momento la fanciulla, in forse d'entrare o d'andarne altrove a cercar qualche ristoro; ma il cane allora attraversò la corte saltellando verso la casa, e a ogni poco guardando indietro quasi che volesse invitare un ospite aspettato; e giunto all'uscio d'una stanza a terreno, con lo spingere del muso ne aperse le imposte, e la fanciulla gli tenne dietro.
Era la cucina umida, tetra del povero contadino: le pareti e le travi della soffitta nere di fumo e di fuliggine, una tavolaccia nel mezzo, dall'un canto una rastrelliera appiccata al muro, con sopravi in bell'ordine una mezza dozzina di tondi di peltro lucenti e poche mezzine di terra; gli altri canti della stanza tutti ingombri degli arnesi della campagna ammucchiati, disfatti e ancora polverosi, l'aratro, le marre, l'erpici, i coreggiati, le vanghe; in faccia poi l'ampio focolare, dove ardeva stridendo e sfavillando un bel fuoco di legne secche; e su la sporgente capanna del camino posavano il vecchio e lungo archibugio, per traverso su due grossi arpioni, il mortaio e la falce. Presso a quell'allegra fiamma, sedeva sur un rozzo ceppo un contadino attempato, ma vegeto e d'aspetto gioviale; e rimpetto a lui se ne stava, con la rocca assestata sotto l'ascella manca, la sua donna, la quale torcendo il fuso con preste dita filava alla distesa un grosso pennecchio di lino.
Maria s'accostò con peritanza; ma il contadino con quella schiettezza bonaria e serena, ch'è proprio tutta lombarda, fece la più onesta accoglienza alla giovinetta pellegrina; la quale, vinta quella prima tema, arrischiò di domandare per carità qualche po' di ristoro.
Quei contadini erano buona gente, marito e moglie, i quali menavano vita abbastanza contenta nella loro povertà; perchè il poco che avevano, era anche di soverchio per essi, dopo una recente disgrazia ond'erano stati colpiti, cioè quella d'aver veduto morir prima di loro l'unica figliuola avuta, una poverina di quindici anni. E appunto la memoria della perduta figliuola rinacque nello stesso momento in cuor dell'uno e dell'altra, appena Maria apparve loro innanzi. Il suo bianco volto, i suoi occhi grandi e intenti, il suo andare faticato, tutto fece quasi credere a quelle due buone creature che fosse l'anima della loro Margherita, la quale tornasse una volta a visitarle: era questa l'illusione d'un dolore ancor vivo; il ricordarsi ch'essa pure, la Margherita, soleva così in compagnia del vecchio cane tornarsene spesso dal vicino chioso, ov'era stata a far pascolare la sua fedele vaccherella.