La ricoverarono dunque, come fosse stata veramente la loro figliuola, e la fecero sedere nel canto del focolare; poi, intanto che il bravo compare le poneva innanzi una scodella di latte fresco e un bel pezzo di pan raffermo, dicendo ch'era tutto quanto restava loro per quel dì, la sua donna traeva di dosso alla fanciulla l'umido saione che le copriva la testa e le spalle; e, accarezzandole i neri capegli, li rasciugava dalle gelate goccie di che erano stillanti ancora. Quella premura affettuosa e quelle carezze furono un balsamo per il cuor di Maria.
Un'ora di poi, essa abbandonava la casupola ospitale, seguita dalla sincera compassione, dagli augurii di quelle due buone creature; e persuasa che il Signore, il quale l'aveva prima fatta incontrare coll'onesto cavallaro, e poi condotta alla casa del contadino dabbene, l'avrebbe accompagnata nel resto della via. E ben s'era anche il buon campagnuolo profferto di venirle dietro, per un tratto di cammino; ma essa, che già non sapeva come dimostrargli la sua riconoscenza, non volle a qualunque modo assentire, e si rimise sola per il suo sentiero. Pure, appena uscita, vide che il vecchio cane del casolare l'aveva preceduta; e giunta poi dove la strada faceva volta al basso, lo scorse ancora sopra un'altra ripa, ov'erasi fermato, e donde la seguì per gran tempo cogli occhi, finchè si fu dilungata.
La via s'avvallava, facendosi di tratto in tratto più lubrica e difficile; e fuor dalle gole dell'alture vicine soffiava cruda e sottile la tramontana; eppure, alla fanciulla, quell'aria spirava benedetta e salutare; perchè veniva dalla sua terra natale, e pareva dirle che dietro alle folte nebbie di che essa vedevasi circondata, erano le creste delle sue montagne, e le care acque nelle quali specchiavasi il suo paesello.
Al piede di quella scesa, attraversava un rustico ponte gittato a cavallo d'un torrente, che coll'onda grossa e limacciosa rodeva i margini della riva: un uomo era seduto a capo della sponda del ponte, sur un masso di tufo, che forse l'urto delle piene estive aveva rovesciato. Era un vecchio mendicante; portava la bisaccia vuota al collo e un giubbone di lana rattoppato, alla foggia dei montanari; e stringendo con le due mani un nodoso bastone, se lo teneva piantato, dinanzi e appoggiava al vertice di quello la testa contornata di radi e canuti capegli e d'una barba grigia e irta.
La fanciulla s'arrestò in faccia del vecchio, e con un sentimento di celeste compassione tolse fuori una moneta d'argento, l'unica a lei rimasta e che appena sarebbe bastata a procacciarle qualche soccorso lungo la via; e la lasciò cadere nella palma callosa e tremante che in quel momento il povero le tese. Egli fissò gli occhi con meraviglia su la moneta, poi li levò con una espressione indicibile sul volto della fanciulla, confuso e in atto di dubbio e d'inchiesta.
— Ditemi, buon vecchio, gli domandò allora Maria, è questa a mancina la buona strada per Como?
— Sì, tenete per di là, dopo un duecento passi vi troverete sulla strada maestra, poco lontana della Camerlata... Ma dite, quella buona giovine, non avete voi paura d'andar così sola a quest'ora, in una stagione di questa fatta?
— No! mi son messa alla volontà del cielo; e pregatelo anche voi per me...
— Oh pensate! anzi, se non fossi vecchio e stracco come sono, vorrei farvi compagnia; sono incamminato anch'io verso Como; ma fiacco e malato qual mi vedete, e dopo aver fatte venti lunghe miglia sotto la neve, appena potrò prima di notte tirar innanzi fino a quella cascina ch'è laggiù.
— Vi ringrazio della buona intenzione, ma io devo andare ancor molto lontano, e si fa tardi. Addio!