Di poche e rade tracce umane eran tocche le nevi di quelle dirupate rive; il fianco della montagna, tagliato a mezzo della via che conduce da uno all'altro di que' sette miserabili e oscuri villaggi, i quali si chiamano con superbo nome le sette città di Blevio, presentava in tutta la sua nudità lo squallore dell'inverno, che aveva fatto quasi impraticabile i sentieri e le coste. Macigni rovinati di recente, e ricoperti tutti dallo stesso manto di neve; alberi conquassati dagli eterni rovai, e minaccianti di rovesciar su la strada, co' rami più annosi squarciati, che crepitavano al più leggiero soffiare del vento; e gore d'acqua putrida, ghiacciata, dov'era rotta o fessa la terra; e giù giù, per il dosso della montagna, boscaglie nude, stecchite e rigagnoli di nevi squagliate: vecchi torrenti che trascinavansi dietro ceppaie sbarbicate e lembi di terreno lacerati dall'impeto del gorgo, poi con fracasso si dividevano, si moltiplicavano saltando per le rapide balze e rovinando per entro le scoscenditure e le frane con uno scrosciare dirotto, il solo strepito che sturbasse la sepolta natura; e al basso, in fondo, spiccando col suo cupo colore, sotto il cielo torbido e bruno e sotto ai monti tutti bianchi, la verde e muta acqua del lago.


Intanto era sopraggiunta la notte; e, dopo molti pericoli e molto terrore, Maria aveva attraversato l'ultimo di que' sette villaggi. Passando, non aveva veduto che il riflesso di qualche tardo lume, dietro il pertugio ingraticolato d'una casipola; non aveva incontrato che due o tre montanari, i quali, senza badare a lei, s'erano perduti per le tenebrose callaie del paese. Cominciava a spirar di nuovo la tramontana e a fioccar più larga e più folta la neve, sbattuta dal vento, che fischiava rompendosi contro ai dirupi e sollevava ne' suoi vortici quella già caduta.

Più d'una volta la fanciulla, la quale infiacchita, affranta dal crudele viaggio, oramai reggevasi a stento, sentì mancarsi sotto i piedi il terreno, e alzò uno strido di spavento, uno strido che quella stessa orrida solitudine lasciava senza risposta; più d'una volta con disperato sforzo si mise a correre a tutta lena su la perigliosa via, a fianco de' precipizii, sul margine degli sdrucciolevoli massi, come per salvarsi dal turbine che pareva inseguirla; e poi affannosa, anelante e credendo veramente di morire, s'avvinghiava con le deboli braccia al tronco d'un albero, alle punte d'uno scoglio. E il vento quasi si facesse giuoco della misera creatura, come d'una gracile canna, or la incalzava e or la respingeva infuriando; nella foga del correre contro l'impeto dell'uragano, essa aveva perduto la mantellina che la copriva: e, a ogni buffa del vento, le sue trecce sciolte le sferzavano sul candido collo e sul viso livido e agghiacciato. Poi tornava a camminare, e sollevando di sopra il capo le mani strettamente intrecciate, sembrava tra l'orror dello spavento e il gemere della preghiera domandasse al cielo la morte come una grazia; stanca la vista le si appannava, le si confondevano nella mente gli stessi pensieri di terrore, e già più non sapeva dove ella fosse.


Alla fine, il sentiero cominciava a calar al basso; e in mezzo al fosco della notte e allo smorto biancheggiar delle nevi, parve a Maria di vedere un filare d'alberi, un muro, una casa...

A tentone seguitava la guida di quel muro, e trovavasi in faccia d'un cancello chiuso fra due cadenti pilastri. Appoggiò la fronte alle fredde aste del cancello... e riconobbe ch'era il campo santo del suo paese; e credè perfino discernere il mucchio di terra dov'era sepolto suo padre e la croce coperta di neve che lo proteggeva.

Allora si mise devotamente inginocchioni su l'entrata del sacro terreno; e da quella scena di morte richiamata d'improvviso ai pensieri della vita, pregò, pregò a lungo... Ma il disagio patito, la dolorosa via, l'angoscia e il rimorso, tutto le piombò in quel punto su l'anima, la quale forse più non era attaccata che per un filo all'esistenza. Ella abbrividiva, si sentiva sfinire, ardeva, gelava nel momento stesso... Non ebbe più forza di tenersi al cancello che aveva abbracciato, e lasciandosi cader giù lentamente su l'agghiacciato terreno, giacque come morta.


Un'ora di poi lo scalpitar d'un cavallo turbava il silenzio mortale di quella desolata riva. La notte era già alta, l'uragano cessato; e solo testimonio di vita era il fremito indistinto del lago, che si rompeva alla sponda col monotono spumeggiar del fiotto.