Non era una vana illusione; quella fredda mano aveva risposto al premer delle sue con un bàttito leggero, fuggitivo. Era il tornar della vita; egli allora, tutto tremante di speranza e di terrore, le posò la destra sopra il seno, e quel leggier risalto si ripetè: era il cuore che ripigliava il suo palpitare.
Nè molto andò ch'essa riaperse e lasciò errar debilmente all'intorno gli occhi estatici e muti; e fece come un grande sforzo per sollevare la testa; poi gli occhi si richiusero, e la testa ricadde. Arnoldo sentì di nuovo la crudele stretta dell'angoscia, e il suo volto si ricoperse di mortale pallidezza. Allora afferrò per un braccio lo scompigliato dottore che gli era vicino, e fortemente scuotendolo, — Mi rispondete voi della sua vita? domandava con alto spavento. Ed esso, sotto la tortura di quelle valide stratte, balbettava: — Rispondo, rispondo io... Non tema; mi lasci, mi lasci andare!...
— Ma questo letargo mi spaventa! replicava il giovine, dando un altro e più fiero squasso al braccio del povero dottore.
— Non tema, questi rispondeva, è un semplice sopore, è una cosa naturale... Io me l'aspettavo... bisogna che sia così!
Ma lo speziale, veduta quella potente dimostrazione, rinunziava all'intrapresa cura, alla speranza del grosso regalo; e cautamente, come un buon capitano che prevede a tempo il pericolo, ritiravasi dietro la trincea del suo banco.
Intanto bisognava pensare a collocar la malata in qualche altra parte, dove potesse riposare, meglio che non in quel duro seggiolone del curato; bisognava trovare una camera, un letto: lo speziale era nel cimento d'offrir il suo per quella notte, e Arnoldo già aveva risoluto di farla trasportar nella villa; quando il signor Gaspero venne fuori col miglior consiglio: e fu, che mandassero a chiamar la Marta, e portassero la fanciulla nella sua propria casa, che non era lontana; e così almeno la poveretta, al suo risvegliarsi, sarebbesi trovata sotto un tetto conosciuto, tra le braccia d'una persona amica.
Mandarono dunque per la Marta; e come la buona donna si rimanesse consolata insieme e sbigottita, tra la contentezza di riveder la sua Maria, e il dolore di ritrovarla in quello stato, può credersi appena. Ma Arnoldo e il dottore pressavano, sicchè ben presto ebbero trasportata la giovinetta, tutta ravviluppata nelle coltri, a casa sua; dove giunti, la posero in quella camera, ch'essa un tempo occupava, nel suo letticciolo, ch'era ancor rifatto.
Essa era tuttavia immersa in un sopore profondo. Arnoldo, che l'aveva sostenuta tra le sue braccia, con quella cura attenta e gelosa della quale solo l'amore è capace, si trattenne per lunga pezza appiè del letto; e, seduto sur uno sgabello, col capo chino su le ginocchia, s'abbandonò a lunghi e dolorosi pensieri. Poi, avendo il medico raccomandato gran silenzio e quiete, acconsentì a ritirarsi nel piccolo andito vicino, e si riposò sopra una seggiola, presso la porta socchiusa della cameretta: donde gli giungeva all'orecchio l'affannoso e grave respirar di Maria, la quale, riavuta alfine dal suo lungo svenimento, era caduta in un sonno profondo. Marta stette a vegghia tutta la notte presso il capezzale della fanciulla.
La mattina seguente, sul primo albeggiare — erasi il cielo durante la notte sgomberato dalle nuvole, e risplendeva uno di que' dolci soli d'inverno, che consolano il cuore degli uomini e la malinconia della natura, uno di que' soli che, dopo l'imperversare del cattivo tempo, non sono radi in quel beato angolo della terra. — Maria si riscosse dal profondo suo sonno, e sollevandosi lentamente su la persona, alzò gli occhi, e vide il primo raggio di quel sole, smorto ma pur limpido, che penetrava per la finestra, e cadeva sopra il suo letto. Guardò trasognata all'intorno, e ravvisò la figura amorevole e serena della Marta; la quale, seduta da un canto, stava a mirarla tra confortata e pietosa, senza poter dire sola una parola. Riebbe allora la conoscenza, tornò a volger gli occhi per ogni parte, chè ancora non sapeva dove fosse. Era pur quella la sua cameretta, un tempo sì cara, il soggiorno d'un'età più felice; era il raggio del suo sole che la salutava, era quella la casa di suo padre e di sua madre. E già non si ricordava più d'aver pianto e patito... Ell'era ancora là, eran tornati i giorni della sua fanciullezza.... tutto era stato un sogno, un lungo e terribile sogno!