Talvolta, nel cuor della notte, Maria a un tratto balzava esagitata, in mezzo a que' sonni leggieri, se pur sonni potevano dirsi gli sfuggevoli riposi che il dolore, stanco quasi di tormentarla, le concedeva; ella balzava a seder sul letto, e cacciandosi indietro con le mani tremule e scarne i lunghi capegli, che umidi di febbrile madore le si stendevan sul viso, spingeva gli occhi attoniti fra l'ombre della camera, e poi levava la destra convulsa per additar quelle immagini sinistre che l'assediavano, o quelle persone amiche con le quali immaginavasi di parlare e di piangere. Allora i suoi pensieri vagavano nelle torbide memorie del passato; la sua innocenza, l'amor suo, i pericoli corsi, le sue disgrazie, e tutti quelli che l'avevano avuta cara, e quelli che le avevano fatto del male, tutto le si affacciava in un punto all'anima oppressa; e le sue interrotte parole erano piene di pietà e di dolore. La sola Marta era testimonio di que' solitari e compassionevoli lamenti.


— Perchè mai mi lascian tutti così sola, sola, dopo ch'io fui sempre perseguitata?... Oh Dio! che ho fatto di male? O mia madre, io pensava sempre a voi, quand'ero lontana; ma questo povero cuore... questo cuore non era mio! Tengo qui dentro un segreto, che non devo scoprire a nessuno, neppure a lui, a lui che... ah il suo nome io non potrò dirlo mai!.. perdonatemi, o mia buona mamma! Dio m'ha castigato... perdonatemi voi!... S'egli mi parla di qui innanzi, tacerò, farò la sorda, fuggirò via... Aimè! dove sono?... Questa è la chiesa ov'egli m'aspetta, questo è l'altare — Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te... — Forse non verrà! Ah no! eccolo, è lui!... Perdono, o Signore! io ascoltai la sua promessa, perdono!

E ricadeva illanguidita e senza movimento, per sollevarsi ancora, dopo pochi momenti, rapita dall'impeto di nuove immagini: — Egli tornerà, il suo cuore è buono; le sue parole son vere, come la virtù; con quello sguardo, è impossibile non dir la verità!... Oh caro! io l'avrò convertito, egli crederà nella nostra santa fede, e verrà a pregar il Signore con me... Io sono pallida, lo so; ho patito tanto e sto ancora assai male... Guardatemi, ditemi: è egli possibile che non mi riconosca più, che più non sappia chi sono?... No, non è vero! esso era pur qui, io l'ho veduto; e m'ha ben ravvisata, e m'ha sorriso come una volta! S'io non fossi bella come prima, avrebb'egli sorriso?...

E anch'essa la povera giovinetta, come se contemplasse un'ombra presente, sorrideva così da strappar le lagrime a chiunque l'avesse ascoltata in quell'ora.

Dopo un altro istante di riposo, risorgeva ancora lentamente, giacchè invano la desolata Marta tentava con amorose e ripetute preghiere di far ch'ella si coricasse più tranquilla. E giungendo le mani, e scuotendo il capo, in atto di chi racconta lunghi travagli sostenuti, ripigliava: — Io non ho amato altri che te, e non te l'ho detto mai!... Ma per amor del cielo, non ne parlare con persona viva... Vedi! mia madre è morta, mio fratello, mio padre, tutti son morti!... Io sono sola a questo mondo... e tu! tu mi puoi dare il paradiso o l'inferno... Io vorrei esser tua; ma temo che lassù in cielo non sia scritto così! Vieni, vedi, questa è quella Madonna, a' piè della quale mi giurasti di volermi sempre bene... T'avvicina, pigliami per mano! Dio ne benedirà!... Ma, chi è mai quel prete? lo vedi tu? io lo riconosco... è lui, è mio fratello, è il tuo amico... Oh Dio! Dio eterno! fuggiamo, lasciami! Non vedi ch'egli leva la destra in atto terribile di minaccia? non senti ch'egli ne maledice tutt'e due?...

Ma il cielo pietoso, dopo quelle notti d'angoscia, dopo quelle visioni di sgomento, le concedeva almeno lunghe ore d'una calma benefica e sollevatrice, interi giorni di pace e di rassegnazione; nel volger de' quali dolce le tornava lo sfogo del pianto, il conforto d'una calda preghiera, e soave perfino il ricordarsi del dolore sofferto, il pensare a quello che ancora le restava a soffrire. In quel tempo però ella poco parlava, e pareva quasi straniera a ogni affetto che la riavvicinasse a questa vita: l'avresti creduta una di quelle sante giovinette martiri della prima età cristiana, le quali, in mezzo a' tormenti, contemplavano estatiche una corona celestiale.


Io non dirò tutto il patire di quella meschina, chè già questa semplice narrazione è troppo compassionevole e piena di pianto. La malattia della povera Maria fu lenta, sorda, penosa; più d'una volta essa toccò a quel tremendo punto, in cui la sola speranza che rimanga è un domani nel cielo; più d'una volta fece temere di vederla finire, dopo alcuno di quegli impeti di tosse convulsiva che di frequente l'assalivano.

Eppure il dottore, sia che non fosse troppo sapiente, sia che vedesse più in là che non sembrava, ebbe segreta speranza di salvarla ancora; e nelle cure assidue che le prodigava, non tardò ad accorgersi che il male non aveva soggiogato del tutto quella debole complessione, e che anzi a poco a poco rimetteva della sua crudeltà; onde fu persuaso che se alla fanciulla non erano quaggiù promessi lunghi anni, le sarebbe stato conceduto almeno di vedere più d'una primavera, e forse di respirar novella vita nel balsamo dell'aria nativa.