Egli non s'ingannò. Venne la primavera, e ben presto la gracile salute della nostra giovinetta cominciò e rifiorire. Il silenzio dell'anima e la pace della natura poterono più che gli sforzi dell'arte; ma per non far ingiustizia a quel dabbene del dottore, bisogna dire che la paziente attenzione e lo studio che pose a risparmiare alla sua ammalata ogni più leggiera commozione e più di tutto ogni memoria della sua vita passata, fanno fede ch'era miglior medico ch'egli medesimo non si credesse, un medico filosofo, voglio dire, come pretendono d'essere tutti i nostri medicuzzi d'ieri. Non permise ad Arnoldo di visitar Maria che una sola, o al più due volte la settimana; e sempre in compagnia di lui, per due eccellenti ragioni: una, perchè il mondo non dicesse, l'altra, perchè un solo colloquio che fosse finito con far piangere l'ammalata, avrebbe potuto rovinar il sistema della sua cura. Dunque, in tutto quel tempo, Arnoldo era stato quasi straniero per Maria; essa non osava domandare di lui, neppure alla Marta; ed egli, temendo sempre che il cielo non gli rapisse quel fiore sì adorato, si tenne in una mesta e contegnosa lontananza. La Marta poi, la quale dapprima, finchè durò il male di quella sua diletta, aveva saputo soffocar le lagrime, allora piangeva; ma piangeva di consolazione.
Era un mattino, un bellissimo mattino, al principio d'aprile.
Maria sedeva al raggio di quel puro sole, nel cortiletto che si specchiava al lago; sedeva tranquilla presso il muricciolo, sul quale erano ancora i suoi vasi di fiori, quantunque inferme e cadenti ne fossero le odorose pianticelle. Essa respirava l'aria imbalsamata dai profumi della mattina; e il suo viso alquanto pallido ancora, mostrava quel soave incanto di bellezza, che tocca assai di più, quando rivela il segreto d'un'anima che si ricorda de' suoi dolori. Un sorriso ineffabile, misto d'una dolcissima malinconia, errava sulle sue labbra ancora smunte; e la lieve tinta rosata onde le si coloravano le gote, faceva spiccare di più la muta candidezza del suo bel volto e del sottile suo collo.
Arnoldo entrò nel quieto ricinto; nè Maria, assorta ne' suoi pensieri, s'avvide di lui. Egli le si avvicinò lentamente: la fanciulla alzò allora gli occhi, e la sua fronte si velò d'un vivo rossore, che subito sparve. Alla prima, Maria non trovò parola; poi balbettò come un saluto; e il giovine, fattosi a sederle d'accanto, si rimase lungo tempo a guardarla, incerto e pensieroso. Ed essa, inchinate le pupille a terra, taceva.
— O Maria! diss'egli finalmente, io benedico quest'aria così serena e in pace, questa gioja di tutta la natura, questa divina bellezza della terra e del cielo che vi restituiscono la vita, che sembrano sorridervi per consolarvi di tutto quel ch'è passato!... Voi siete nata in un paese beato; questi monti e quest'acque sono la più bella contrada del mondo... Oh vi fossi nato anch'io, oh fossi anch'io italiano!... Ma voi lo sapete, o Maria, i' ho risoluto di non abbandonar più questi luoghi. Ora, son solo su la terra, e costretto a fuggire dalla casa de' miei padri, a portare un nome che non è mio! Una volta io era potente, adulato, cercato; ora mi respingono tutti. Ma voi non mi respingete, no; io non posso più che offrirvi un'umile sorte e l'esilio; ma voi siete buona, e manterrete la vostra promessa!... Ditelo, Maria, ditelo adesso ch'è tempo! Fra voi e me non c'è più distanza; e una vita modesta, ma beata con voi, è la sola felicità alla quale io voglia, alla quale mi sia concesso d'aspirare.
— Lei è un buon signore, ha un cuor che d'uguali ce n'è pochi! Ma io cerco inutilmente esprimere quel che sento... Ah! se le mie parole hanno qualche valore agli occhi suoi, deh m'ascolti, signor Arnoldo!... E così Dio mi mandi forza di parlarle com'io devo, in questo momento che deciderà della mia vita!
— Dite, Maria! Il farmi felice o infelice per sempre, sta in voi... a voi lascio la mia sorte! Ho saputo rispettar fin adesso ogni vostro desiderio, non v'ho mai ricordata una promessa... perchè il vostro dolore, le vostre disgrazie...
— Per carità, signor Arnoldo, non parliam più di me. È di lei che mi preme, della sua felicità, del sacrifizio ch'ella vorrebbe fare. Oh! ritorni per un momento su la sua vita passata; pensi a lei stesso, come deve fare un uomo; e poi decida.
— Come, o Maria, sarebbe possibile che ricusaste d'unire la vostra sorte alla mia? dopo tutto quel ch'è stato, dopo tanto amore?... Oh io vi amo ancora, o Maria, vi amo, come la prima volta che vi ho veduta, come quel giorno...