— Non mi dica così, signor Arnoldo, io ne la prego col mio cuore, con le mie lagrime!... Se ha ancora della stima per me, parliamo come fossimo stranieri uno all'altro. Non è vero ch'ella non abbia più nessuno a cui pensare... Suo padre soffre certamente per la sua lontananza, e sospira di rivederla prima di morire, di lasciarle il suo nome e l'onor della famiglia... E le sue buone sorelle?... e il suo paese che lo chiama, che l'aspetta, che ha bisogno di lei?... queste cose, appena io capisco come sieno, ma pur sento che son vere. Non posso creder che suo padre l'abbia maledetto, non è vero che più nessuno si ricordi di lei! E se anche, al primo momento, lo sdegno l'avesse fatto ingiusto, si sarà pentito da poi; perchè padre e madre perdono tutto, piuttosto che i figliuoli... E se dapprima, per l'onore, ella ha creduto bene d'abbandonare chi lo disprezzava, adesso è il momento di far vedere a loro stessi, che la persuasione e non il capriccio l'hanno consigliata, e che ha ancora, lasci ch'io lo dica, lo stesso cuore e la stessa virtù!

— Buon Dio! siete voi che mi parlate così? chi vi disse tutte queste cose? chi ve le inspira? Io, sì, lo sento il cruccio di star lontano da' miei... so che le mie buone sorelle piangono e m'aspettano. Ma, per me, il domandar perdono sarebbe un rinnegare la verità che ho abbracciata! Nè per questo i' ho fatto sacrifizio d'ogni cosa; l'ho fatto per ciò che tutti calpestano, la fede e la coscienza. O Maria, lo veggo! voi non mi amate più!

— Ah! signor Arnoldo, non dica, non pensi così. Io era già morta, ella mi salvò! Oh questa riconoscenza ch'io sento, basterà oramai essa sola a riempiere tutta la mia vita!...

— Voi parlate di riconoscenza, ed è amore ch'io vi domando. E che? s'io dovessi anche tornarvi, là nella mia patria, se l'onore mi vi chiamasse, non andrei io superbo di mostrar a tutti qual angelo io possegga? non benedirei sempre il cielo di poter mettervi a parte d'ogni contentezza della vita, di farvi grande, come siete degna d'essere, più d'ogni altra donna?

— Il suo cuore è buono e generoso; ma io, quantunque nulla sappia in confronto di lei, pur sento che questa la è un'illusione. Nol so da vero, perchè mai abbia preso a voler bene a una poveretta come me; pure, so ch'io non lo meritava, e che non ero nata per questa fortuna. Oh! non la mi guardi così! se ascoltassi soltanto il mio cuore, una cosa sì amara io non potrei dirla... E poi, capisco pure ch'io le parlo troppo male; ma al momento in che siamo, bisogna dir tutto com'è.

— Cielo! oltre al non amarmi più, potreste voi pensare, o Maria, che verrebbe tempo ch'io avessi a mancare alla mia fede, all'amore?...

— No! vedo pur troppo che non so spiegarmi, o ch'ella non m'intende!... E questi suoi rimproveri mi fan piangere. Ma io non voglio dire di lei... Tutti l'hanno amato, e l'ameranno sempre: e come nol dovrebbero?... Nessuno ardirà disprezzar la fortunata che porterà il suo nome. Ma a questa donna felice, se mai fosse d'una condizione diversa dalla sua, una meschina come son io, non sarebbe rìserbata una continua rampogna, un tormento segreto, eterno?... Potrà mai credere a quegli onori che non sono per essa, e non arrossire di trovarsi con quelli che mentono con la bocca e disprezzano nel cuore, con quelli che tacciono per compassione?... Oh! gli occhi di chi ha molto sofferto leggono nell'interno di coloro da' quali non sono amati, abbastanza per poter piangere ancora. E poi, viene il tempo il più amaro. Quegli che prima era l'amico, il fratello, il padre suo, il suo tutto, non la guarda più come in quel giorno, in quel giorno felice che nasce una volta sola, e non torna più; non le chiede più di quelle parole, che un tempo facevano la sua gioia, il suo conforto. Egli è un uomo, un cittadino; ha la gloria che lo chiama, la vita che gli comanda, la società che l'accarezza, il mondo che lo guarda... Egli non è più solo, come in quel giorno così bello!

— Maria, Maria, che dite voi mai?

— Ah! lasci ch'io sfoghi tante cose che da sì gran tempo porto nel mio cuore! Quella poveretta che sente non essergli più necessaria, quella, che al pari d'un fiore per un giorno gli piacque, non è più la medesima... Ella tace sempre, ella piange spesso; ed egli volge indietro la testa, e cerca altri fiori più freschi, più belli, perchè l'uomo ha sempre bisogno della bellezza... Oh mio Dio! quest'angoscia basta sola a far morire di dolore la infelice! E il dubbio che l'accompagna sempre, e il timore di proferire una parola sola che a lui dispiaccia, e l'affanno segreto di sentirsi così piccola cosa a paragone di lui, e la stessa grandezza dell'amore che gli porta, di quell'amore ch'egli con un pensier solo può maledir per sempre...

— Non più, Maria, non più!... Ecco, era una speranza del tutto vana la mia, e voi spezzate l'ultimo anello della mia vita... Tu, o Maria?... tu, la più bella e la più santa creatura del Signore, l'unica stella ch'io avessi ancora, tu puoi abbandonarmi? Abbandonarmi, quand'io, per amarti, ho dimenticato patria, parenti, nome, tutto?... Gran dio! dunque la virtù ch'io cercai sempre, altro non era che un delirio, la poesia de' vent'anni, l'incanto d'una primavera?... Bisogna che sia così. E adesso, che farò?... Tornerò nel mondo, mi getterò in questo vortice di cose, nell'ebbrezza della passione, nella vita del momento; sì, riderò delle lagrime che si piangono da per tutto, e di quelle che farò versare anch'io; e a coloro che mi rinfacceranno di non creder più a nulla, nemmeno alla virtù, dirò; Gli uomini m'han voluto così! peggio per loro.